Ovidio – Metamorfosi – 6

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LE PRIME METAMORFOSI DI OVIDIO: DEUCALIONE E PIRRA CHE CREANO LA NUOVA UMANITA’ E DAFNE E APOLLO

Niente più della descrizione dettagliata della fuga di Dafne da Apollo, sa di storie selvatiche. Ma perché Ovidio scrisse questo testo che si fonda su una serie di mutazioni e trasformismi tanto incredibili? Perché tutta la sua narrazione prende in considerazione eventi meravigliosi come le metamorfosi di cose ed esseri viventi in altre forme e vite? Me lo sono chiesta sempre, ma per la prima volta me lo chiesi leggendo proprio i versi riferiti alle vicende incredibili che riguardano Dafne e Apollo. Tutta l’opera è incentrata sul continuo cambiamento e mutare reale, concreto e nel contempo fantastico e meraviglioso; mi sono detta che è questo il fascino di questo testo e mi sono detta che la poesia sta tutta qui.

Eppure c’è già stata una metamorfosi nei versi precedenti e forse era una narrazione ancor più incredibile di questa e poteva lasciarmi ancora più sbalordita per via dell’assurdo e del fantastico che la contraddistingue; di che cosa parlo? Ma come? Non ve ne siete accorti di come il genere umano, secondo Ovidio, ha ripreso a vivere dopo il Diluvio voluto da Giove?

Le “Ossa della Terra”, come ha chiamato le pietre la Dea Temi, si sono trasformate in esseri umani; dei minerali senza vita hanno preso una forma dapprima appena abbozzata di un essere informe, per poi mutare e divenire uomini e donne fatti e finiti. Non vi sembra incredibile questo fatto? O non ve ne siete accorti perché vi siete immedesimati in Pirra e Deucalione ed avevate anche voi gli occhi velati e buttavate le pietre alle vostre spalle, così che non vedevate che cosa stava succedendo?

Gian Lorenzo Bernini – Apollo e Dafne 1622 – 1625 Galleria Borghese Roma

È solo una storia, direte voi, ed è vero; queste sono le Metamorfosi di Ovidio e sono solo narrazione, ma voi riuscite a vederle quelle pietre scagliate da Pirra e Deucalione, che ad un certo punto, là dove cadevano e dove in esse si intravedono le vene di minerale, a poco a poco prendono a pulsare perché vi scorre sangue e plasma umano? Ve le vedete le pietre che diventano molli come carne viva e mutano la loro forma, si ammorbidiscono e piano prendono ad avere sembianze di muscoli e organi umani, dapprima appena abbozzati e poi via, via sempre meglio definiti e rifiniti? È un’immagine pazzesca, io penso! Voi no?!

E tuttavia leggiamo queste storie come se quel che vi accade fosse tutto normale e scontato; siamo distratti e non ci sappiamo più meravigliare. UN tempo, quando eravamo bambini, tutti noi avremmo immaginato quella scena con gli occhi sognanti e le bocche spalancate, ma ora non lo sappiamo più fare. Abbiamo perso la capacità di provare meraviglia! Ma va bene, si vede che è così che deve essere. E tuttavia io penso che forse per qualcuno c’è ancora speranza e possiamo guarire da questo male diffuso, da questo attaccamento morboso ad un’illusione di razionale pragmatico, certo, definito e terribilmente vuoto di emozione e meraviglia.

Gian Lorenzo Bernini – Apollo e Dafne 1622 – 1625 Galleria Borghese Roma

Forse ne uscirà sano chi si renderà conto che le Metamorfosi parlano dell’incertezza e della precarietà delle nostre esistenze; forse ne uscirà sano chi riesce ancora a rendersi conto che tutti i testi antichi, tutte le fiabe parlano della fragilità delle nostre vite, della labilità delle nostre esistenze, che oggi sono una cosa e domani potrebbero cambiare, metamorfosare in qualche cosa di completamente diverso.

Fra un attimo potremmo smettere di vivere come esseri umani; tuti noi, intendo e potrebbe accadere fra pochi secondi. Adesso, siamo vivi e fra tre secondi, magari, potremmo essere un’altra cosa, completamente diversa; potremmo essere aria, terra, polvere, fuoco, vapore, pulviscolo invisibile e sparire. Perché è questo che accade a tutti prima o poi, e accade anche se il nostro essere gonfio e tronfio di certezze scientifiche di cui oggi siamo tanto colmi ci impedisce di prendere seriamente in considerazione questa eventualità; è questo che accade quando smettiamo di macinare pensiero, lasciamo cadere il nostro io, la nostra personalità e passiamo o metamorfosiamo a miglior vita. E allora dove andrà a finire tutta la nostra scienzah e la nostra supponenza e cosa rimarrà di noi?

Paolo Caliari detto il Veronese (1528 – 1588)
Apollo e Dafne, 1575 ca.
Olio su tela, 100,2 x 110,5 cm
San Diego, San Diego Museum of Art

Le fiabe, i racconti sono stracolmi di simboli che ci possono risvegliare su questioni che vanno oltre al nulla che impera ovunque oggi; i testi antichi preparano ai cambiamenti inevitabili che avvengono nelle nostre esistenze e preparano al cambiamento che più ci spaventa in assoluto, ovvero quello dell’ora finale. Ci liberano dalla paura di affrontare l’ignoto. Non mi pare poca cosa, visto che a causa della paura, ultimamente in molti hanno fatto scelte sconsiderate e altrettanti, forse non se ne sono nemmeno resi conto.

Ovidio questo lo sapeva; lo sanno tutti i veri poeti, quelli che hanno vissuto davvero e in maniera assoluta, sentendosi la morte nel cuore, riconoscendola come parte di se stessi, perché inevitabile compagna della vita e per questo hanno smesso di temerla e di tremare e hanno saputo e sanno afferrare la vita e farla propria, come veri guerrieri, usando la spada dei versi e della vera Poesia.

Quando ho letto l’aneddoto di Pirra e Deucalione per la prima volta, mi è venuta in mente la “Pietà Rodanini” di Michelangelo nel Castello Sforzesco di Milano. Non so se l’avete mai vista da vicino, ma c’è qualche cosa di estremamente commovente in quel marmo. E io ho pensato spesso che non è un lavoro non finito, perché così com’è, parla esattamente di quanto può essere indefinita e precaria l’esistenza umana; è un’opera che mi ha toccato il cuore, forse più di altre più levigate e definite.IN quel marmo si intuisce ciò che Michelangelo voleva arrivare a dire; non lo si vede in modo netto, ma è questo che lo rende potente. Nessuno di noi vede in modo netto il passaggio a ciò che deve venire, ma lo possiamo intuire. L’Arte ed i simboli, le narrazioni di un certo tipo è a questo che ci possono preparare.

Ma torniamo alla ninfa Dafne; lei, troppo bella per poter vivere il suo sogno di eterna fanciulla seguendo l’esempio della Dea Diana, e troppo amata da Apollo, che si è fatto trafiggere dalla freccia di Eros, non trova nessun’altra soluzione che la fuga prima, e la preghiera poi.

Febo, o Apollo, invece, dopo aver provocato il dio dell’Amore perché si sentiva tronfio e orgoglioso per aver ucciso Pitone, paga il prezzo della sua sfida. Dalla hybris di Apollo non poteva che nascere un evento tragico (i greci su questo non transigono e nemmeno i latini, a quanto pare) e fu così che il dio del sole, della musica e delle arti venne punito e trafitto dalla freccia dalla punta d’oro che lo portò a impazzire d’Amore per Dafne, mentre Dafne venne trafitta dalla freccia dalla punta di bronzo che la portò a provare disamore per chiunque.

Eros aveva compiuto il suo cinico capolavoro e così si era vendicato di Apollo, ma quello che io trovo essere un triste e tragico epilogo, è la metamorfosi della ninfa Dafne in una pianta d’alloro.

La corsa durante la quale Apollo insegue Dafne per le zone impervie e le aree ricoperte dai rovi della foresta, è descritta in modo meraviglioso da Ovidio ed il momento culminante di questa scena cinematografica, ovvero l’attimo in cui Apollo sta per raggiungere Dafne e lei si trasforma in un albero, è stato immortalato da molti artisti, ma l’immagine più famosa è certo quella prodotta in una scultura dal genio di Bernini fra il 1622 e il 1625. Ve ne lascio diverse immagini, perché vale la pena vedere questa scultura nei suoi minimi particolari. La cosa migliore da fare, sarebbe ovviamente andare a Roma, alla Galleria Borghese e gustarsela di persona, ma per chi non può, il web è sempre meglio di niente.

Gian Lorenzo Bernini – Apollo e Dafne 1622 – 1625 Galleria Borghese Roma

Ciò che colpisce in questi versi di Ovidio è il modo in cui il poeta sa rendere l’innamoramento folle di Apollo, ricolmo di irrefrenabile passione e nel contempo la disperata fuga di Dafne che viene descritta in tutta la sua bellezza di ninfa perfetta e che quando si vede raggiunta, chiede al padre Pèneo di mutare il suo aspetto, affinché Apollo smetta di inseguirla. E così avviene la metamorfosi.

Ma Apollo non smette di amare Dafne solo perché lei si è trasformata in una pianta di alloro, ovviamente; eros ha scagliato la freccia dalla punta d’oro e Apollo non può liberarsi del suo amore per Dafne, nemmeno se adesso lei è diventata una pianta. Così Apollo fa di Dafne il suo simbolo, che è poi un modo per continuare ad amarla e ad averla vicina a se. Il capo di Apollo, la sua cetra e la sua faretra da quel momento in poi saranno sempre adornati da delle corone di alloro.

Ora, voi vi siete chiesti quale sia il significato di questa metamorfosi? Io sì, ci ho pensato e mi sono data un mucchio di risposte. Sono partita dalla riflessione sul motivo per il quale Dafne respinge Apollo; è stata la freccia di bronzo di Eros a creare tutto il casino. Ma che cosa rappresenta, in termini simbolici, la freccia in bronzo? Il bronzo come metallo, perché non può dare spazio al sentimento di amore e passione che si trova invece in una freccia d’oro? Mah…

L’amore non corrisposto accade spesso anche nella realtà. Lo sappiamo tutti che ci sono persone che semplicemente non corrispondono l’amore di altre persone e questo fa parte dei misteri della vita. È un dato di fatto. Qualcuno nasce per soffrire per amore e a chi di noi non è successo? E se non ci è mai successo, mi sa che non abbiamo vissuto abbastanza.

Oggi, poi, in quanti non sanno vivere un amore non corrisposto con equilibrio, dando vita a tragedie ben più terribili di quelle che racconta Ovidio? E vi siete chiesti perché questo accade? Se ne parla talmente tanto che nessuno si ferma a chiedersi il motivo che fa scaturire la violenza; anche qui, si applica la logica e la razionalità scientifica formulando diagnosi che con l’analisi del senso profondo delle cose non ha nulla a che vedere, e così non si risolve nulla e si va di male in peggio.

E leggendo questi versi, in chi vi siete immedesimati voi? In Apollo che insegue Dafne? In Dafne che fugge da Apollo? E come la vedete sta storia che Eros può fare il bello e brutto tempo con i sentimenti di chiunque, anche degli dei? Come se, in fin dei conti, avesse il potere supremo su tutto e su tutti, a seconda di come gli gira? 😀 E come avreste risolto, voi, la situazione se foste stati Apollo, o Dafne? Ammesso che ci fosse una soluzione alternativa alla metamorfosi, intendo. 🙂

E ancora: ma la metamorfosi in un albero di alloro, mi sono chiesta; perché? Perché proprio quella specie di pianta e non un’ altra? Bene, siccome queste riflessioni sono andate già troppo oltre e siccome io sono una che alle cose vuole andare a fondo, perché sennò non ci dormo la notte, se trovo una o più risposte soddisfacenti ad almeno una di queste domande, ve la racconto la prossima volta. 😉 Intanto chiedo aiuto a voi, se avete qualche idea a tal proposito.

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15 risposte a “Ovidio – Metamorfosi – 6”

  1. Avatar FromTheStars

    che bel post.! complimenti e grazie per aver condiviso le tue riflessioni su un tema che ritengo molto attuale.stupenda questa linea del tempo che hai scelto, del classico Ovidio, una rilettura semplice e profonda allo stesso tempo, che rieccheggia la nostra modernità, così priva di valori essenziali.Per quello che sò, l’alloro simboleggia la vittoria su sè stessi,intesa come facoltà spirituale e psichica.Ciao. Buona giornata. 🙂 Qui troverai altre idee.
    https://www.cavernacosmica.com/significato-dellalloro-proprieta-leggende-e-usi-magici/

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Grazie, sono ben felice che le mie meditazioni letterarie, se così si possono chiamare, incontrino il tuo favore. E’ vero, l’Alloro viene usato come simbolo di vittoria e si usava in epoca antica per festeggiare e rendere merito ai vincitori quando rientravano dalle battaglie. IN tal senso, simboleggia anche il saper rendere al meglio i propri talenti; Apollo, non a caso, è anche il dio delle ARTI e per poter fare questo, occorre vincere ciò che in noi ci limita. E’ una pianta sempre verde, in tutte le stagioni, con foglie luminose e riflettenti e con un tronco liscio che potrebbe far pensare a un corpo umano, anche nelle pose e nel modo in cui cresce; forse il mito di Dafne è nato proprio da queste sue particolarità. Adesso vado a visitare il sito che mi proponi. Grazie di nuovo.

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  2. Avatar Raffa

    Forse è un po’ troppo semplicistico, ma la scelta dell’alloro non sarà per giustificare il fatto che è la pianta preferita da Apollo?

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Giusto, ma la domanda che mi sono posta io è: perché l’Alloro? Perché il dio della luce e delle arti preferisce l’Alloro e non, che ne so, la Quercia o il Frassino? Perché proprio l’Alloro è il simbolo del trionfo, della vittoria sul nemico, dei risultati raggiunti? 🙂

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      1. Avatar Raffa

        Ho capito, la domanda è a monte… Non saprei proprio allora, anche perché non mi intendo molto di piante.

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      2. Avatar Elena Delle Selve

        Sì, certo; non è un argomento comune. Però nei miti le piante compaiono spessissimo e sono sempre messaggere di informazioni fondamentali. E’ che nel tempo queste informazioni sono andate perse e al di là dell’aspetto botanico e nozionistico scientifico, è l’aspetto simbolico quello che fa davvero la differenza. L’alloro viene usato anche per depurare gli ambienti, per “scacciare” le negatività, per chi crede in questi aspetti. Veniva bruciato nei templi, perché anche le foglie sono molto resinose e fungono da incenso e ha un effetto blandamente allucinogeno, anche se masticate, come fanno gli sciamani in alcuni paesi del sud America. Quando vengono citate le piante nei miti, non accade mai a caso.

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  3. Avatar Centoquarantadue

    Molto bello questo excursus e soprattutto ti faccio i complimenti per la semplicità del linguaggio che scorre via leggero e rende gradevolissima la lettura. Sono argomenti affascinanti, ma potrebbero risultare noiosi, invece tu li rendi molto piacevoli.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      NOn sai quanto mi fa piacere quello che mi dici, davvero! Io ho sempre paura di annoiare, perché so che questi temi sono lo spauracchio che a scuola veniva usato per allontanare gli alunni da questi testi che, per me, contengono scrigni preziosi di conoscenza.

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      1. Avatar Centoquarantadue

        Secondo me non sono i temi che allontanano, anzi. Conta molto come vengono raccontati e tu lo fai in modo magico, quasi ipnotico. In senso buono naturalmente.

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      2. Avatar Elena Delle Selve

        Non sai quanto è importante per me quello che hai detto. Grazie. ❤ L’obiettivo sarebbe quello di fare qualche cosa di davvero utile e in modo non noioso. E ho dei limiti, ovviamente, ma cerco di fare del mio meglio. Penso che questi libri possano davvero dare informazioni fondamentali e che possano aiutare a vivere. Con me è stato così e vorrei che lo fosse anche per altri e per quante più persone possibili.

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  4. Avatar Dal mio libro, vi racconto la pianta di Alloro. – ©STORIE SELVATICHE

    […] a meditare sulla questione simbolica. Qualche risposta in merito è scaturita dai commenti del post dedicato a questo mito, ma per chi volesse approfondire le proprietà anche medicinali e gli utilizzi magici […]

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  5. Avatar Sandro Dandria

    Non aver paura di annoiare, non è per nulla noioso anzi direi avvincente. Io, alla luce di quanto sta accadendo troppo spesso oggi, avrei trasformato Apollo in un albero permettendo a Dafne di essere libera di vivere la sua vita. Finché cerchi di conquistare il cuore di una donna va bene, ma quando insisti fino a “correrle dietro” con insistenza e anche con certa aggressività non va bene per nulla. Gli dei spesso hanno gli stessi difetti degli umani in più amplificati. Direi trasformato in una quercia costretto a guardare Dafne ripararsi dal sole sotto i suoi rami senza potersi muovere. Così impara lui e tutti quei maschi che ritengono le donne di loro proprietà con tutti i danni che questo comporta.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Ti ringrazio Sandro, per le rassicurazioni che, confesso, mi servono tutte. 😀 😀 Sarebbe stata una bella punizione per Apollo e forse sarebbe stata l’unica davvero istruttiva. 😀 😀 Siamo in un’epoca di squilibri tali che pochissimi conoscono e capiscono il valore di sapersi relazionare serenamente, perché manca totalmente l’educazione al sentimento. Ce la siamo persa per strada. Ribadisco però l’esigenza di inserire più figure maschili nell’iter educativo dei bambini, perché molto nasce dal non riuscire ad equilibrare i due aspetti, maschile e femminile. Lo squilibrio porta sempre a disastri che sfociano nella violenza: è così per tutto. UN tempo c’erano i maestri maschi (ci sono ancora, ma sono molto pochi) che compensavano l’assenza dei padri nelle famiglie (o erano sempre al lavoro o non c’erano proprio, soprattutto dopo la guerra); questo permetteva alla figura maschile di dare un esempio di comportamento corretto nei confronti della sfera femminile. Intendiamoci, i problemi c’erano anche allora, ma si manifestavano più per un altro tipo di ignoranza. Oggi, spesso i figli vengono affidati ai nonni, che per affetto sono fin troppo materni, o alle baby-sitter, o passano comunque più tempo con le madri che diventano iper permissive, incapaci di dire no e sempre presenti per soddisfare ogni necessità, anche le più banali senza sapere il valore di una parola magica per l’educazione, ovvero il “NO”. NON c’è una vera educazione equilibrata, sia in termini di energie che di esempio, da fin troppe generazioni oramai ed i risultati sono devastanti. Tutto quello che assurge alle cronache è solo la punta dell’iceberg rispetto a ciò che accade fra le quattro mura domestiche. HO visto situazioni pazzesche e devastanti. Ovviamente ne sono vittime le donne, ma inevitabilmente ci vanno di mezzo anche i più piccoli e questo non aiuta certo a crescere delle generazioni serene. E in fin dei conti, ne sono vittime anche i maschi che non si sanno fermare, regolare. E come se non bastasse, poi ci si mettono pure le istituzioni a infierire con altre imposizioni assurde; sotto il lockdown le violenze hanno avuto un aumento incredibile, con centinaia di ricoveri e TSO, solo che nessuno ne ha parlato. L’importante era dare i numeri dei morti, dei malati e dei vaccinati. Ma questo è un altro discorso.

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  6. Avatar Sandro Dandria

    Scusa è partito un commento doppio per errore.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Risolto. Grazie. 🙂

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