Oggi, frutta

Era una giornata di nebbia, fredda e uggiosa; la neve gelata ricopriva il suolo e fuori la gente aveva paura della gente. Per fortuna c’erano le cince che venivano a cibarsi sulle palle di grasso e semi che avevo appeso sotto al poggiolo e mi guardavo quelle; piccole, splendide e pure. Per fortuna c’erano le ghiandaie che ogni tanto si facevano vive per avvisarmi dell’arrivo di qualcuno e stavo meditando che alla fin fine, a me chi mi salva, è sempre il bosco.

IN casa della frutta, il fuoco acceso ed i colori a pastello; avevo deciso che dell’umanità impazzita potevo farne a meno per qualche ora e la cosa non mi pesava nemmeno poi tanto… in fin dei conti io sono sempre stata propensa alla vita in solitaria ed avevo i miei ottimi motivi. Da sola io ci sto davvero bene; è una dimensione che mi appartiene.

Ma la situazione adesso era diversa: l’isolamento era forzato e non tutti amavano stare da soli. IN quei mesi di obbligata frequentazione della massa umana in fermento terroristico e dovuta al lavoro, ho visto scene raccapriccianti, patetiche e reazioni che mai avrei pensato di vedere; ci vuole pochissimo per rendere instabile una persona che di suo non ha un centro emotivo stabile e non ha mai nemmeno pensato di poterlo, o doverlo avere.

Quell’inverno era davvero cupo, come la giornata in cui mi sono messa a disegnare, per cercare di renderlo un po’ più luminoso… ma non ci sono riuscita. Anche i colori si erano spenti tutti. I lutti, la paura, la diffidenza, la rabbia, l’irrazionalità, le frasi senza senso, l’illogico che dominava ovunque, le menzogne e l’eco dei televisori che ovunque parlavano in un’unica terroristica lingua malata. Frasi fatte, frasi ripetute ad arte fino alla nausea, formule magiche inculcate con metodo, da ogni dove, da ogni spiffero d’aria, da ogni immagine di giornale. I maghi neri avevano fatto il loro sortilegio.

Non si è spenta ancora del tutto la follia, che le voci ancora riecheggiano, ma in parte è passata. Quel che non ammazza rende forti, si dice; ed è così. La consapevolezza in questo caso rende silenziosi, come la malattia, come la morte; nessuno ne vuole parlare e a me sta bene. Ho solo dei vaghi ricordi e ogni tanto fanno capolino per una legge di compensazione data dalle giornate magnifiche di questo autunno. La consapevolezza è silenziosa e richiede il suo tempo.

17 risposte a “Oggi, frutta”

  1. Pensavo proprio oggi che questo sarà il primo Natale “normale” (anche se lo dico sottovoce, perché non si sa mai) dopo due anni in cui ci è stato rubato. Il primo anno ci siamo sacrificati pensando che fosse solo per un anno e che fosse necessario, l’anno scorso invece io e mia figlia siamo state rifiutate perché non vaccinate, in nome dei timori per la nonna. E ci può anche stare, se non fosse che poi la nonna, dopo tre vaccini, il covid lo ha preso comunque e si chiede come ha fatto… Naturalmente parlo solo del Natale inteso come festa di famiglia da passare tutti insieme, perché quello vero, quello importante, lo portiamo nel cuore dovunque e con chiunque siamo. E quello non ce lo ruba nessuno. Speriamo solo che sia davvero finita, e non parlo dell’epidemia.

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    • Eh, di storie di famiglia te ne potrei raccontare a profusione; non ti dico cosa mi è successo in questi tre anni a causa di questa storia, perché fra lutti e rotture di rapporti e accuse assurde, rischio di annoiare e deprimere il mondo, che già di suo non sta tanto bene. Ti dico solo che penso che i prossimi natali li passerò con la famiglia del mio compagno, se tutto va bene, o con metà della mia famiglia di origine, quella che non ne ha voluto sapere di farsi vaccinare… vedremo. UN gran casino davvero e tutto perché la gente si spaventa perché sta ore davanti a un televisore, anziché passare il tempo a parlare e ragionare di cose reali. Comunque, hai detto bene; il Natale è un’altra cosa e non ce lo toglie nessuno!!! Non vorrei gufare, ma non lo so se è finita; ci stanno lavorando alacremente sul seguito di queste storie assurde… adesso va molto di moda far chiudere aziende e tagliare le forniture energetiche a chi non paga, ovvero quasi tutti quelli che non lavorano più, che stanno aumentando. Non la vedo rosea; ci stanno davvero mettendo tutto l’impegno possibile per mettere il Paese in ginocchio, non c’è che dire. Ma noi si va avanti e a testa alta.

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  2. spero di vero cuore sia finito tutto, che si possa non dico tornare come prima se possibile, meglio di prima…..

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    • IO ce la metto tutta nel mio piccolo, ma non credo sarà possibile tornare a “come prima”. Non è possibile, purtroppo. E non vedo il futuro roseo come lo vorrei, ma questo non significa che ci dobbiamo demoralizzare; si va avanti e si affronta quello che c’è da affrontare, come si è sempre fatto.

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