La parola magica

Ogni tanto, mentre cammino nei boschi, mi fermo e mi chiedo se io, in quanto essere umano, mi merito tanta Bellezza; mi chiedo che cosa posso aver fatto per meritarmi tanto. In autunno in particolare mi accade spesso. Mi fermo e penso alla mia fortuna, di essere nata in un luogo tanto ricco di meraviglie. Lo so, sembra una chiacchierata patetica e melensa, ma mica so dirla in altro modo questa cosa.

Penso a quante volte i boschi e le montagne mi hanno aiutata a sopravvivere, anche al peggio; penso alle volte che le ansie ed il cuore si sono calmati di fronte alla magnificenza di un albero secolare, o allo spazio aperto, all’illusione di poter toccare il cielo dalla cima di una montagna. Penso alla fatica fisica che mi sono imposta e che mi ha insegnato il coraggio, il limite e la tenacia; penso a chi mi ha dato l’esempio.

Cyanistes caeruleus (Linnaeus, 1758) – Cinciarella

Penso a quanto bene mi hanno regalato gli esseri piccoli, anche i più piccoli; alle api, alle formiche, ai coleotteri dalla corazza multicolore, tutti gli insetti meravigliosi e poi alle salamandre dolcissime e lente, lente quasi come me. Penso alla meraviglia che ho provato osservando le cince more che si cibano sui mughi, agli scriccioli che si muovono frenetici dai nidi nascosti sulle rampe coperte di muschi, ai voli acrobatici dei rondoni e al cicaleccio delle piccole rondini nei nidi, ai tuffi del merlo acquaiolo nelle pozze del torrente e ai voli dei rapaci, maestosi, possenti e forti.

Penso con quanta Bellezza questa Vita mi ha voluto riempire gli occhi e l’anima!

Nevicate

Penso ai libri che anime libere hanno scritto e che mi hanno fatto viaggiare in pensieri nuovi; penso al facile accesso che mi hanno consentito ad atmosfere impregnate di odori, luci, volti e abiti colorati o austeri, di luoghi mai visti, lontani nel tempo e nello spazio, ma reali; penso alle poesie che ho vissuto, ai dipinti che mi hanno fatta vibrare di luce e a volte piangere di commozione.

Penso alle musiche, che mi portano lontano, in dimensioni magiche, in mondi che mi riportano a casa. Penso ai sentimenti che ho imparato a riconoscere, anche se nessuno me ne ha mai parlato; penso a quel qualcosa che mi ha permesso di capire, oltre che di conoscere; penso alle volte che ho saputo leggere la mia anima, sondandola da dentro, e calibrare le mie azioni per renderle degne di lei, di questa Vita, di questo Mondo. Penso alla fortuna di aver avuto qualcuno accanto che mi ha aiutato a fare tanto, anche di chi non ho mai visto il volto, ma ci è sempre stato.

Penso ai momenti bui, dove il pozzo sembrava non avere fine e dove le unghie avevano smesso di graffiare e aggrapparsi al nulla, per poi tirarmene fuori, in qualche modo, per rivedere la luce; penso alle mani forti e rassicuranti che mi hanno afferrata, attraverso le parole adeguate, attraverso gli sguardi, attraverso la Bellezza, gratuitamente ed evitando che continuassi a cadere. Penso all’amore, che è ovunque e che ho visto in mille varianti magiche, sparso in ogni anfratto di Vita nascosta nel Mondo, o palesato in ogni raggio di Sole.

Lyrurus tetrix (Linnaeus, 1758) – Fagiano di monte maschio

Penso alla sofferenza di chi vive; alla mia e a quella di chi ho visto soffrire, cadere e a volte soccombere, per finire in un annullamento irreversibile, senza ritorno. Penso anche agli esempi, nel bene e nel male; a chi con il nulla in mano, con la sofferenza negli occhi e la fatica e l’affanno come compagni di viaggio fin dal primo respiro, hanno saputo comunque creare Bellezza e ricchezza sconfinate, per lenire le ferite degli altri, per rendersi liberi di creare, per mettersi al servizio della mgnificienza del Mondo.

Mi chiedo se di tutto questo ho sempre avuto contezza nel momento giusto, nel modo giusto e se ho reso il sufficiente e giusto tributo a quello che merita di essere visto e compreso; con le mie azioni, con le parole, con i mezzi che qualcuno mi ha messo a disposizione. Mi chiedo se ho fatto abbastanza, se sto facendo abbastanza, se ho gli occhi abbastanza vigili e la mente ed il cuore abbastanza aperti. Mi chiedo se riesco a dire, se riesco a dare e se riesco veramente ad essere; ho sempre un sacco pesante di dubbi a tal proposito. E spesso mi sento troppo poco e forse è così.

Comunque vada e qualunque siano le risposte che forse troverò, o forse no, una parola mi sale in continuazione e con insistenza; è sempre la stessa, è breve e facile da dire e la dico quando mi sveglio e ogni volta che posso, a tutto e a chiunque: “GRAZIE”!

21 risposte a “La parola magica”

    • Ti ringrazio, Vengo dal Mare, ma non credo ci sia alcun merito nel riuscire a vedere la bellezza nella Natura, perché è troppo facile. Diverso sarebbe se io fossi in grado di vederla nelle cose umane, quelle pesanti, quelle che spesso ci rendono cupi e chiusi, perché non ci somigliano, pare. Il giorno in cui arriverò a tanto, allora potrei diventare più utile di così e ne possiamo riparlare. Per ora, di fronte alla stupidità umana, non riesco a provare nient’altro che 🙄 fastidio. La salvezza arriverà quando sapremo leggere anche il peggio come parte del tutto; c’è un mucchio di strada da fare, mi sa.

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    • Sì, è vero, ma come ho detto a Vengo dal mare, saperla vedere in natura è un passo semplice, che occorre essere proprio ciechi a non vederla; ma mi pongo sempre il problema del perché non riesco a vederla altrove… proprio non ci riesco, non so scorgerla nei contesti difficili, fra le persone che sento distanti. A questo non ci sono arrivata, ancora; c’è chi insegna che la Bellezza è ovunque, ma forse non sono abbastanza allenata, per saperla vedere ovunque. Di certo non in città, di certo non in ciò che l’umanità ha costruito negli ultimi secoli… è raro che io la scorga in certe brutture, in certe dinamiche. Eppure, c’è chi ci riesce… ma non io. Nessun merito nei giochi facili; i meriti mi sa che si acquisiscono quando il gioco si fa duro.

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      • Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.😄 La bellezza è ovunque, nei boschi più lontani, nelle isole remote, nelle paludi, nelle bettole scalcagnate dei porti, nei passi più impervi, nelle cime inarrivabili, nei deserti senza fine, nelle code ai caselli, negli istanti di memoria, nei momenti di ubriachezza, nella fine della storia. Sta nell’ombra dei tuoi occhi, nella fine del lavoro, nella casa senza porte. Sta negli occhi, semplicemente, di chi guarda.

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      • Ecco, tu la sai vedere ovunque; sei un eletto, mi sa. Io se mi allontano dai boschi, dalle montagne, se mi chiudo in un edificio, di quelli brutti come li fanno oggi, con quegli odori nauseabondi di detersivi e vernici e le luci invadenti e psichedeliche e la musica rincoglionente ad alto volume… se non respiro il sole per qualche ora al giorno, se non sento l’odore dell’aria pulita, ecco, io lì non la vedo più e mi spengo.

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  1. la tua più che una riflessione è una prehiera di gratitudine, di quelle che mettono ali all’anima…mi sono venute in mente le parole di Violeta Parra (cantante del Cile), nella sua bellissima canzone “Gracias a la vida”…ti ringrazio per aver condiviso questo tuo momento tan intimo, così intenso, che ci arricchiscono a tutti noi. Pace e bene.

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    • MI ripeto, Evaporata; forse c’è poco merito nel saperla vedere in natura; è facile, è istintivo, come imparare a camminare per i bambini. Molto meno facile è riuscire a vederla dove si nasconde, dove devi proprio cercarla per goderne. Lì potrei avere qualche merito, ma qui… beh, qui è impossibile non vederla!! Perchè ti invade gli occhi e il cuore da tutte le direzioni!

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