Metamorfosi di Ovidio – 7

LA NINFA IO E GIOVE – ARGO E MERCURIO – LA NINFA SIRINGA E PAN

LIBRO PRIMO

Nella precedente lettura delle Metamorfosi, si parlò di Febo e Dafne e di come il primo si innamorò della ninfa e lei si tramutò in un albero di alloro, mentre fuggiva disperata per sfuggire alle bramosie del Dio del Sole.

Qui Ovidio ci racconta di un’altra Ninfa, anzi di due ninfe: Io e Siringa. I due racconti si intrecciano fra loro e questo accade spesso nelle Metamorfosi; occorre prestare quindi un po’ di attenzione alla trama.

Accadde dunque che tutti i fiumi si riunirono per consolare il Fiume Peneo che aveva perso la figlia Dafne, oramai tramutata in una pianta d’alloro; a tal fine conferirono tutti nel bosco di Tempe, ma ne mancava uno: il fiume Inaco. Inaco era padre della Ninfa Io, la quale sembrava scomparsa e nessuno riusciva più a ritrovarla e questo struggeva il padre di dolore. Che cosa era accaduto a Io?

Come spesso capitava, la scomparsa di Io era dovuta alle vicende che interessavano gli dei e in particolare di Giove e della moglie Era; il primo un donnaiolo impenitente e la seconda una vendicativa consorte molto gelosa.

Era e Zeus in una delle tante scene nel cartone animato Pollon, dove Era si vendica a modo suo dei tradimenti di Zeus

Giove vide dunque la splendida Ninfa Io che tornava dal fiume paterno e subito cominciò a inseguirla, finché la raggiunse mettendo in atto uno stratagemma che costrinse la povera Io a fermarsi; Giove mandò sulla terra una fitta nube di nebbia grigia e così Io non seppe più orientarsi e Giove la raggiunse e “le rapì il pudore”, come racconta Ovidio.

Giove ed Io, miniatura tratta dalle ‘Metamorphoses’ successivo al 1531, Bodleian Library, Oxford

Era, la moglie, dall’alto dell’Olimpo si accorse però di quella nebbia anomala che copriva la Terra in pieno giorno e si insospettì; ben conoscendo Giove e avendolo colto in flagrante tante volte, decise di indagare; si portò sulla Terra, scendendo dall’ Olimpo e ordinò alle nebbie di dileguarsi. Giove però aveva a sua volta presentito l’arrivo della consorte e prima che lei lo raggiungesse, aveva trasformato la povera Ninfa Io in una splendida e candida giovenca. Era fa buon viso a cattivo gioco e loda la bellezza dell’animale che trova in compagnia di Giove, chiedendo a chi appartenesse. Ma Giove finge di non sapere di chi fosse e così Era, gli chiede di regalargliela.

Era scopre Giove con Io. Figurano anche il Dio Pan (il dio dei boschi, della lussuria e della passione) e Eros (il dio dell’Amore).

Andrea Schiavone – Paesaggio con Zeus e Io che vengono scoperti da Era – 1510.

Giove è combattuto, perché sa che sarebbe crudele consegnare Io ad Era, ma nel contempo teme di essere scoperto e così, a malincuore, regala la povera Io alla moglie, per dissipare ogni dubbio. Era temeva però che Giove gliela portasse via, avendo capito l’inganno e così affidò Io ad Argo, il figlio di Arèstore, affinché vegliasse su di lei. Argo aveva la testa contornata da cento occhi e questi occhi si riposavano a turno, a due a due alla volta. Era impossibile portargli via la Ninfa Io.

Musei Vaticani – Pinturicchio – Argo che veglia con i cento occhi su Io. 1495 (particolare)

Io intanto soffriva terribilmente la sua condizione di Ninfa mutata in animale e seguiva il padre Inaco e le sorelle, cercando di attirare la loro attenzione, in modo che capissero che si trattava di lei, della figlia e della sorella e non di una una giovenca. Per farsi riconoscere dal padre, Io scrisse quanto le era accaduto tracciando parole con una zampa sulla sabbia. Quando il padre Inaco finalmente capisce, si dispera e abbraccia la figlia Io, ma Argo lo scaccia, portando la Ninfa verso altri pascoli e mettendosi di vedetta, affinché nessuno la avvicinasse. Giove però non può più sopportare che Io soffra tanto e così chiama il figlio Mercurio, o Ermes, e gli ordina di uccidere Argo.

Ermes o Mercurio, arriva chiamato da Giove. 🙂

Mercurio si presenta ad Argo con la magica bacchetta che induce al sonno, il caduceo, ma prima si toglie il copricapo e le ali dai piedi, in modo da non farsi riconoscere.

Mercurio, prima di presentarsi davanti ad Argo, si toglie i calzari e l’elmo.

Si finge un pastore e si avvicina ad Argo, rubando delle pecore di qua e di là sui pascoli, perché Ermes è anche il dio dei ladri. Mentre si avvicina suona uno strumento fatto da canne unite fra loro.

Il Flauto di Pan

Oltre al flauto di Pan esiste anche un altro strumento a fiato fatto con le canne palustri e che fa parte del folclore sardo e che si chiama Launeddas.

Argo rimane affascinato da quei suoni e invita Mercurio a sedersi accanto a lui e a continuare a suonare. Mercurio si siede e chiacchiera amabilmente con Argo, suonando lo strumento con lo scopo di fare addormentare i cento occhi che vigilano su Io. Argo tenta di resistere al sonno con tutte le forze e visto che c’è, chiede a Mercurio se gli sa dire come è stata inventato lo strumento a fiato che tiene in mano.

Alejandro de la Cruz – Argo e Mercurio – 1773

Allora Mercurio racconta di una Naiade famosissima che le compagne chiamavano Siringa. Questa ninfa era fuggita innumerevoli volte alle insidie dei satiri e degli dei ed era seguace della dea Diana. Mercurio racconta che una giorno il dio Pan inseguì la Ninfa Siringa finché questa non si trovò la strada sbarrata dal fiume Ladone; non potendo più proseguire, Siringa chiese alle sorelle di mutarle la forma, per potersi così sottrarre alle mani del dio Pan.

Il dio Pan.

Quando quest’ultimo riuscì a raggiungerla, si ritrovò fra le mani un ciuffo di canne palustri e si mise a sospirare; fu così che le canne si misero a suonare, grazie all’aria insufflata dai sospiri di Pan.

Poussin – Pan raggiunge Siringa che si trasforma in canne palustri. Ad accoglierla il dio del fiume. Pan è accompagnato da Eros, con la fiaccola della passione accesa.

Allora il dio Pan costruì uno strumento con le canne palustri che un tempo erano la Ninfa Siringa, per rimanere sempre in compagnia di Siringa e del suono dolcissimo che usciva dalle canne. Vi ricorda qualcosa questo finale? Tipo la storia di Apollo che fa di Dafne, ovvero della pianta di alloro, il suo simbolo prediletto? Nei miti accade sempre così. L’alloro per Apollo e le canne palustri per Pan.

Quando Mercurio ebbe finito di raccontare questa la storia della Ninfa Siringa ad Argo, si accorse che tutti i suoi occhi si erano chiusi e finalmente aveva ceduto e si era addormentato. E fu così che Mercurio estrasse la sua spada e decapitò Argo, facendolo poi rotolare poi lungo il dirupo.

Giunone allora si rende conto dell’accaduto e prende i cento occhi ormai spenti di Argo e li fissa sulla coda del pavone, per fare in modo che il suo protetto continuasse a vivere. E così, il pavone diventa un uccello sacro e caro ad Era, che spesso viene rappresentata accanto a questo uccello.

Poi, colma d’ira, si rivolge alla rivale Io e le fa apparire davanti agli occhi l’orribile Erinni e la fa colpire al petto da un pungolo, spaventandola e facendola correre atterrita per tutto il mondo.

Le Erinni, o furie sono sorte dalle gocce di sangue di Urano, mutilato dal figlio Crono; puniscono chi viola l’ordine morale e vendicano i delitti di sangue. Provengono dal mondo sotterraneo, figlie della Terra e della notte.

Io arrivò fino al Nilo e si gettò a terra, chiedendo con un lungo lamento a Giove di porre termine alla sua condizione sventurata. Così Giove chiede perdono ad Era e la prega di mettere fine al terrore di Io. La dea, placata la sua ira, lascia che Io riprenda le sembianze di Ninfa e avviene così una nuova metamorfosi. Io si trasforma quindi nella Dea Iside che è venerata dalle folle egizie. Dall’unione con Giove, nacque Epafo, un dio venerato a sua volta in tante città, accanto alla madre.

E adesso ascoltate lo strumento che ha fatto addormentare Argo. 😉

25 risposte a “Metamorfosi di Ovidio – 7”

  1. Avatar Nereo Villa

    Mi ricordi mia mamma che da piccolo mi insegnava tutte queste cose, perché lei amava molto la mitologia, di cui era autodidatta avendo solo la seconda elementare, in quanto suo padre (mio nonno che mai conobbi) all’inizio del ventennio fascista decise di non mandarla più a scuola 🙂

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Penso che tua mamma è stata molto fortunata ad avere come papà un nonno come il tuo.

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      1. Avatar Nereo Villa

        E anch’io gliel’ho detto sempre non so quante volte ma lei diceva che era stato troppo severo con lei, che amava andare a scuola. Allora ti racconto. A tavola suo padre le chiede: “Cosa hai imparato oggi a scuola”. E lei: “Che il nostro vero padre è il Duce”. Lui: “Bene. Da domani tu non ci vai più. Perché il tuo vero padre sono io non il Duce”! Ah ah ah ah! Altri tempi. Ciao Elena sei molto gentile. Grazie.

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      2. Avatar Elena Delle Selve

        Tuo nonno è ciò che oggi manca di più in assoluto e mi sta molto, molto molto simpatico!! Ovviamente tua madre non poteva capire, essendo una bambina e sicuramente l”avrà vissuta come una limitazione dolorosa, ma secondo me si è risparmiata il peggio e ha guadagnato il meglio… che è poi quello che accadrebbe oggi a un bambino se i genitori facessero quello che tuo nonno ha fatto con tua madre, vista la situazione. Grazie a te per questa storia semplice e illuminante.

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  2. Avatar Claudio Capriolo

    Meravigliosi questi dèi che cadono preda di passioni così umane…
    Buon giorno, Elena 🙂

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    1. Avatar il mio tributo alla bellezza

      Ciao Claudio e buongiorno a te. Sì, son meravigliosi, concordo con te. 🤗 Hanno un mucchio di cose da insegnarci!!

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  3. Avatar kagould17

    Gods teach us lessons, even when they fall from grace.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      …especially when they fall out of favor 😉

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Grazie per la condivisione ❤ 🙂

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  4. Avatar FromTheStars

    quanto sei brava, è un piacere leggerti ed ascoltarti. grazie di cuore. un caro saluto. 🙂

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Beh, non sai quanto mi fanno piacere le tue parole, davvero!! Sempre grazie!!! ❤

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  5. Avatar Sandro Dandria

    E’ vero che questi dei hanno tante cose da insegnarci ma, purtroppo, siamo noi che non riusciamo mai a capire e continuiamo, imperterriti, a fare i soliti errori.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      E’ tipicamente umano, non capire una benemerita delle cose davvero importanti che riguardano la nostra esistenza in questo mondo, Sandro; quando accade che oltrepassiamo il limite (e purtroppo sta accadendo di nuovo), agli dei non rimane altro da fare che rimetterci al nostro posto. Chi non impara mai, rifà sempre le stesse esperienze, mentre chi riesce a capire, passa al livello superiore. I miti aiutano a capire per tempo, per qualcuno, ovvero prima che sia troppo tardi. Per questo è importante parlare di loro, studiarli, leggerli e cercare di capirli. E’ un discorso che vale anche per i testi antichi delle fiabe, per dire. L’ignoranza è il vero male che ci rende meno umani di quel che potenzialmente tutti potremmo essere; il nostro vero nemico è il nostro “non conoscere”. Ma non parlo di nozionismi noiosi e sterili come quelli che tanto vanno di moda oggi nei programmi ministeriali; parlo di questioni ben più importanti e profonde. I miti ci restituiscono queste questioni; basta leggerli. E se non basta, rileggerli. 😉

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      1. Avatar Sandro Dandria

        Bisogna leggerli, rileggerli, mandarli a memoria e qualcuno dovrebbe stamparmelo nella testa…

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      2. Avatar Elena Delle Selve

        Non c’è nessuno tranne noi che possono pensare al meglio per il nostro meglio… almeno dopo i diciott’anni. 😀 😀

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      3. Avatar Sandro Dandria

        La tecnologia oggi mi abbandona e non riesco a digitare ” stamparseli” 🤪🤪🤪🤪🤪

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      4. Avatar Elena Delle Selve

        😂 🤣 😂 cambia tutto!!!

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  6. Avatar Sandro Dandria

    Stamparmelo, non stamparmelo, che a quello già ci penso io….

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Ecco, comunque ho inteso cosa intendi! 🙂 E siamo sulla stessa lunghezza d’onda, ovviamente. Potevo risparmiarmi di puntualizzare, ma siamo nell’epoca della deresponsabilizzazione e occorre starci un po’ attenti, visto che il non sapersi responsabilizzare è alla base dei maggiori problemi che stiamo vivendo. 😉 Me ne sono accorta da circa tre anni a questa parte, purtroppo.

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  7. Avatar Nereo Villa

    Ciao cara Elena. Ti seguo sempre. Ora sto creando un blues con due ottime colonne sonore di film. Buona notte.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Buon lavoro, allora. Le sentiremo presto. spero. O no?

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  8. Avatar Nereo Villa

    Certamente. L’ultima canzone che ho pubblicata è di 20 anni fa: https://rumble.com/v269nvy-hare-krishna-2023.html Allora ero molto più fiducioso sul nostro futuro di umani. Oggi lo sono di meno. Se però guardo più a fondo in me ritrovo quella fiducia in tempi lunghi. Cioè nella sacralità del numero, che sostanzialmente è data dal tempo. Chiaro e scuro, giorno e notte, ritmo insomma, che genera convenzioni umane (calendari, unità di misura, regole, leggi, decreti, ecc.) secondo simmetria. L’errore è credere il contrario e cioè che le convenzioni possano a loro volta generare ritmo, nonostante l’evidenza dimostri che invece si tratta ogni volta di asimmetrie. Dalla simmetria invece nasce il bello, il buono e il giusto. Queste cose sono difficili da capire ma tu questo lo stai portando avanti come nobile comprensione già dal titolo di questo sito. Le “storie selvatiche” sono infatti l’intuizione che la storia umana è testimoniata perfino in un filo d’erba. A presto, cara Elena.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Ma questa canzone, mi sa che la canto spesso anch’io!! 😉 😀 😀 Certo la tua versione è molto, molto bella. MI sa che anche altri l’hanno portata in occidente, in tempi che io non rimembro direttamente, ma ne ho sentito parlare, diciamo. 😀 Hai ragione, la natura insegna che tutto ciò che oggi a noi può sembrare un disequilibrio, in realtà è solo parte di qualche cosa che noi non sappiamo vedere, perché abbiamo una visione limitata, ma che in realtà fa parte di un gioco molto più ampio e nel contempo di quell’equilibrio che tutto regola. Questa cosa della simmetria io l’ho trovato nelle dinamiche di popolazione in natura; fra alti e bassi, si trovap rima o poi un punto di stasi, di climax, che poi viene nuovamente interrotto e così via. Ma se tu ti concentri solo sugli alti o siu bassi, vedi il disequilibrio, mentre se ti poni in una visione d’insieme, allontanandoti dal dato di dettaglio, ti rendi conto che la questione è simmetrica ed equilibrata, sempre. E’ che ci hanno fottuto gli anni di vita necessari per poter avere questa visione d’insieme; viviamo troppo poco al ungo per renderci conto di queste cose. Però le possiamo intuire. L’intuizione, quella, non ce la possono fottere.

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