Il Bosco – La Strada – Parte seconda

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Ok, qui faccio “quella che sa”… 😀 :D. Abbiate pazienza.:)

Le parole che descrivono la Natura, il più delle volte non riescono a renderle merito; forse a volte ci può riuscire la Poesia a rendere il giusto tributo alla Bellezza, o alle cose dell’animo che vengono smosse da certi luoghi, da certi dettagli. Per me che non so poetare, ad esempio, non esistono parole utili per la descrizione di un verde, o di una luce, o di una sensazione provata in un bosco, ma occorre provare a cercarle le parole adatte, perché questo è un po’ come cercare di entrare in quella parte profonda di noi che sa creare. Le parole sostengono l’immaginazione, sono importanti.

C’è differenza fra il guardare e saper vedere e vi è differenza fra il sentire e l’ascoltare. Sono parole, ma non sono “solo” parole. Fra gli adulti, bisognerebbe educarsi a saper vedere ed ascoltare, e lasciare il guardare e il sentire ai margini delle nostre percezioni, per provare qualcosa di più efficace e profondo; cambierebbe così la visione che abbiamo del mondo, si farebbe più completa e non è poca cosa! Un’esperienza diversa e più profonda, modifica anche il modo di pensare e ci rende più liberi.

Penso che l’essere umano di oggi non sappia più usare dei sensi che ha, ma che ha dimenticato di avere. Io me ne sono accorta vivendo lontano dai centri cittadini e passando il mio tempo nei boschi e sulle montagne. E’ un fatto reale e concreto; non sto parlando di cose campate in aria. Da bambina mi venivano spontanee certe cose, poi le ho perse per strada e, infine, le ho recuperate.

Dove sta la differenza fra chi ha questi sensi vigili e chi non li usa più? Beh, questo lo si può chiedere alla Natura, interrogandola; lo si può chiedere agli alberi, agli animali selvatici, ai boschi, alle foglie, al silenzio o al ronzio degli insetti, all’odore della terra e dei muschi… la differenza la possiamo leggere nei dettagli. Ma per percepire i dettagli occorre guardare bene, e ascoltare in un modo più attento, profondo. Direi che se per guardare bastano gli occhi, se per sentire bastano le orecchie… per vedere ed ascoltare ci vuole tutto il nostro essere. E per usare davvero tutto il nostro essere, occorre fare esperienza di noi stessi in un modo molto più profondo e impegnativo di come siamo abituati a fare nelle nostre deliranti vite soverchiate da un quotidiano che non ci appartiene più, perché non è più a misura d’uomo.

I bambini sono maestri nel porsi in ascolto e nel porsi in contemplazione… i bambini lo sanno fare, e bene! Ovviamente loro selezionano ciò che vale davvero la pena essere visto ed ascoltato e se non ci danno attenzione, è perché non siamo abbastanza interessanti. Basterebbe prendere esempio, basterebbe smettere di insegnare loro qual è il modo più razionale di “leggere” le cose del mondo e basterebbe osservarli per qualche minuto nello stesso modo in cui loro osservano il mondo.

Provo a fare qualche domanda per farmi capire meglio: quando è stata l’ultima volta che avete provato uno stupore sincero, spontaneo, vivo? Quando è stata l’ultima volta che vi siete commossi fino alle lacrime, magari osservando una piccola cosa, un insetto, un fiore, una goccia d’acqua? Quando è stata l’ultima volta che avete pensato: io adesso qui sto veramente bene e da questo posto non mi voglio più muovere?! Quando è stata l’ultima volta che avete pensato di essere veramente e profondamente felici di essere al mondo?!

Se non si ha più la capacità di vivere queste cose, allora c’è un problema, ve lo dico. Ci vuole grande attenzione, concentrazione, per osservare il mondo con gli occhi di un bambino, di un individuo che sa provare amore, commozione e meraviglia. Loro hanno la capacità di provare stupore, perché non spiegano tutto con frasi fatte e razionali; loro sanno godere della magia e del mistero dell’immaginazione!! Lo sapevamo fare anche noi, ma poi ci hanno insegnato a dimenticarcene.

E’ un gran peccato dimenticare per strada queste immensità che rendono gli uomini umani. Per riuscire a vedere e ascoltare con gli occhi di un bambino, bisogna essere in grado di farsi assorbire da una visione, da una musica, da un silenzio, da un colore, da una luce, dalla forma di un oggetto; in poche parole occorre sapersi gustare il mondo come solo i più piccoli sanno fare, con quell’immenso stupore per le cose belle e nuove che a noi non è più dato provare, perché noi abbiamo la scienza e la razionalità che ci spiegano tutto! Noi abbiamo una risposta a tutto ed è per questo che siamo diventati degli sfigati.

Quello che provano i bambini è puro amore per la scoperta! I bambini vivono facendosi domande, non dandosi continuamente risposte. E l’amore è ciò che muove il mondo, ciò che ci muove in quanto umani e che se noi questo amore non lo sappiamo più provare, questo ci spegne. E si è più spenti, quanto più ci lasciamo spiegare tutto dagli altri o dalla nostra saccente razionalità, senza mai farci qualche domanda, senza chiederci mai “cosa c’è dietro”; siamo spenti quando ci accontentiamo, quando supponiamo di sapere già quello che ci serve sapere.

(È un post lungo, questo, ma se arrivate fino alla fine, vi propongo una ricetta che io ho provato e che è buonissima, da leccarsi i baffi!)

Ma e se non fosse proprio così semplice la spiegazione? Se dietro ai nostri costrutti gonfi di supponenza e razionalità ci fosse solo la paura di scoprire che la Natura è ben altro e anche altro, ad esempio?! Se non fosse vero che tutte le risposte le abbiamo a portata di mano solo perché le abbiamo lette sui libri di scienze e di storia, o ascoltate al telegiornale, ma che c’è ancora uno sconfinato mondo da scoprire?! Se ci coltivassimo un po’ di dubbi, oltre a tutte queste certezze scientifiche inconfutabili?

Ma oramai per noi adulti queste sono capacità atrofizzate e rese mute, soffocate fra le spire del ragionamento comodo e delle convinzioni irremovibili, quindi queste domande non ce le vogliamo nemmeno sentire fare, perché sono fastidiose, giusto? Non siamo più in grado di immaginare un mondo diverso da quello che ci hanno preconfezionato e di conseguenza non vogliamo nemmeno che ci venga proposto altro. Ci piace il rassicurante “già visto e già detto”. Non siamo più in grado di permettere a noi stessi di stupirci, di pensare in modo diverso da quello razionale e omologato. Siamo come un gheriglio secco, chiuso nel guscio. Gran peccato!!!

La Natura è una via di salvezza. Non sono dissertazioni new age che lasciano il tempo che trovano, queste; sono considerazioni realmente salvifiche, per chi le sa cogliere. Però il trattamento va fatto in modo costante e reiterato. Solo così è efficace e se state pensando che non ne avete il tempo e tantomeno il bisogno, beh… questo è il motivo per il quale il tempo ce lo hanno preso senza che ce ne siamo accorti. Così nessuno ha la possibilità di accorgersi di essere stato fregato! Serve tempo per riscoprirsi esseri pensanti e liberi. Serve il tempo e occorre prenderselo. Costi quel che costi! Per questo ci organizzano (o ci lasciamo organizzare) le esistenze in modo che il tempo non ce l’abbiamo più.

I boschi, i fiori, le piante, gli animali selvatici possono salvarci dalla rigidità dei sensi; possono scioglierci la durezza del cuore e possono insegnarci a sorridere di nuovo, a respirare a lunghe sorsate di freschezza, fino a far arrivare un largo sorriso giù nel profondo dell’anima e permetterle di respirare a sua volta, finalmente. A qualcuno tutto questo spaventa a morte; non ce la fanno ed è spaventoso, questo! Il timore di ciò che non si conosce, soprattutto di se stessi, è in certi casi invalicabile. I boschi, la montagna, il mare quando le spiagge e i sentieri sono deserti, ti obbligano a guardarti dentro: può non essere piacevole, ma è l’unica via per liberarsi dalle catene.

Ma prima ancora, occorre rendersi conto di essere incatenati.

C’è un modo infallibile per giungere a capire se si è veramente liberi; la ricetta è la seguente: ci si organizza dieci giorni in totale solitudine. No, intendo dire, proprio da soli, senza compagni o compagne, senza figli, senza amici; da soli, dieci giorni. Ci si prende il tempo, questo è un altro fattore necessario e imprescindibile.

Ci si reca in un luogo dove non prende il cellulare, dove non c’è il televisore, dove non c’è nessuno e dove ci si arriva solo a piedi dopo almeno tre chilometri; questi posti esistono, basta cercarli. E si sta lì venti giorni, o più, in solitudine. Niente distrazioni, niente radio, niente di niente. Possibilmente in mezzo ai boschi, o vicino al mare, o in montagna, non importa, purché ci si trovi a contatto con la Natura. Ci si fa questi venti giorni di ritiro e si cerca di spegnere per un po’ il cervello. L’obiettivo è pensare il meno possibile. Concentrarsi sulla Natura è un ottimo modo. Ecco, io vi ho passato la ricetta, poi ad ognuno la scelta se metterla in pratica o meno.

C’è gente che accampa mille scuse pur di non fare una cosa del genere, poi si ammala (o forse era ammalato da prima, ma no lo sapeva) e così, solo dopo trova un buon motivo per farla. Ne ho visti tanti. Alcuni tornano guariti. Altri capiscono che devono cambiare tutto per guarire. Ma il punto è che funziona, perché se non sai che sei incatenato, non puoi liberarti e va bene, ma non è che stai meglio e vivi felice e in salute per il solo fatto di non saperlo. Di solito ci si ammala senza nemmeno sapere il perché. Un essere umano reso schiavo, non può vivere in buona salute, perché siamo esseri creati per essere liberi.

Se qualcuno prova la ricetta (e glielo auguro), mi faccia sapere. 🙂

8 risposte a “Il Bosco – La Strada – Parte seconda”

  1. Avatar nicotano
    nicotano

    Bella riflessione per iniziare l’anno nuovo; io non andrò a cercare un posto dove isolarmi, son quasi eremita già di mio. 🙂

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      C’è chi già vive la dimensione che più gli somiglia e non ha bisogno di “cure”. 😉

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  2. Avatar coulelavie

    Io alcuni anni fa ho cominciato a percepire per davvero gli odori. Prima ero come anestetizzato. Come lo è la maggior parte della gente, che oggi si stupisce di quanto sia affinato questo mio senso.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      E’ strano come la chimica industriale ci privi di alcuni sensi e come i boschi se vissuti a lungo, possano farli rinsavire; è molto particolare la sensazione. L’olfatto è il primo senso che abbiamo perso, anche perché abbiamo perso anche il nostro vero odore; i maschi non riconoscono più l’odore femminile e le donne non riconoscono più quello maschile. E i risultati si vedono; in natura si chiama “confusione sessuale”. La lotta con i feromoni si fa così, per allontanare gli insetti parassiti, ad esempio. Noi ci allontaniamo a vicenda usando sostanze repellenti che chiamiamo cosmetici. L’odore vero viene soffocato da una miriade di prodotti aggressivi e il più delle volte per nulla necessari, ma anche dagli alimenti industriali che ingeriamo e che traspirano inevitabilmente dalla pelle. Se c’è una cosa che non sopporto delle città, la prima cosa che mi indispone potentemente, voglio dire, è proprio l’odore di “sporco chimico”. Ma la gente non lo sente, perché oramai è diventato il loro stesso odore. E’ inevitabile. Nei boschi non esiste, a meno che non ci entri qualche trattore, o motosega e via dicendo. Io ho un gatto che passa almeno 10 ore al giorno nei boschi; quando torna non lo accarezzo, perché so che può essersi rotolato nell’impossibile, però lo annuso, perché sa di aria fresca, di terra, di foglie e di muschio. Lui lascia fare, perché lo sa che ha il profumo migliore del mondo addosso e i gatti sono vanitosi. Poi lo spazzolo un po’, giusto per coccolarlo.

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      1. Avatar coulelavie

        Quando rientro da roma dopo che sono stato fuori percepisco subito la sua puzza pesante…

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      2. Avatar Elena Delle Selve

        Lo so… ricordo come mi sentivo quando abitavo in città… è una sensazione che puzza di morte. Il punto è che io non riuscivo ad abituarmi, non ce la facevo proprio. Mi angosciava, mi toglieva il fiato. Non ho resistito a lungo; preferisco i posti che profumano di vita. Se mi toglieranno la casa, mi adatterei a vivere anche in una baita senza luce e acqua calda, piuttosto che finire in uno sgabuzzino di condominio. Questo è certo come la morte!

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  3. Avatar Sandro Dandria

    Condivido praticamente tutto anche perché a volte mi è sembrato tu “rubassi” i miei pensieri🤪🤪🤪.
    Io lo chiamo ” risvegliare la parte animale che è in noi”. E spesso parlo della differenza tra guardare e osservare e tra sentire e ascoltare. Mi arrabbio anche perché vedo che , dopo questo periodo così complesso che abbiamo passato e stiamo ancora vivendo, l’essere umano sembra non aver capito proprio nulla con questo desiderio di “tornare alla normalità”. È stata ed è una grande occasione per cominciare a cambiare le cose. Ma ho idea che la stiamo perdendo. Questo rende post come il tuo fondamentali. Bell’inizio d’anno.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Sandro, “io so che tu sai”; lo si capisce da come parli della Musica. Penso che molto nasca da una sensibilità coltivata nel tempo; alcuni si sono allenati da tempo, altri non lo hanno mai potuto o saputo fare, forse anche per via dei contesti in cui sono costretti a vivere. Certamente, ad oggi, non è per tutti, purtroppo; potrebbe esserlo potenzialmente, perché tutti siamo umani e tutti abbiamo la possibilità di interagire in modo speciale e profondo con il Pianeta che ci ospita, ma occorre innanzitutto volerlo, perché comunque richiede un certo impegno di concentrazione e di tempo. La maggior parte delle persone non è disposta a cambiare nulla delle proprie abitudini, nemmeno se questo alzasse di gran lunga la qualità della loro vita. Molto dipende dalla paura di sperimentare, che invece è innata nei bambini, ma che gli adulti hanno perso. Anche la paura del cambiamento frena moltissimo; la paura in generale, è un pessima consigliera e mai come in questo periodo lo abbiamo visto in modo palese. Però ci sono persone che cercano esattamente questo, perché hanno esattamente questo tipo di sensibilità, di esigenza; e queste persone hanno coraggio e sono determinate a migliorare se stesse e il mondo disumano che ci siamo costruiti, quindi non sono del tutto pessimista. Perché come abbiamo detto spesso, il buon esempio di pochi nel fare ciò che è meglio per noi tutti, può fare miracoli. 🙂 E tutti abbiamo un esempio infallibile che ci viene dato dalla Natura; basterebbe conoscerla e seguirla. Non sarebbe nemmeno tanto complicato.

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