Parliamo di logiche di allevamento…

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Fino a qualche anno fa, parecchi anni fa in realtà, io facevo la pastora di vacche. Chi mi segue dai tempi del blog “Il mio tributo alla bellezza”, lo sa, perché ho raccontato com’è andata, qual è stata la mia storia. Negli ultimi tempi ho fatto pensieri ragionati e molto razionali a tal proposito; mi guardo attorno e penso alle mie esperienze con le mandrie di vacche e ci trovo delle assonanze evidenti con la gestione di un’altra specie che vive su questo Pianeta. Cerco di spiegarmi.

Quando si acquistava una nuova vacca, prima di introdurla nella mandria, le si faceva fare tutti i trattamenti e i controlli sanitari utili al caso. Ci si accertava che avesse tutte le vaccinazioni e si faceva il controllo del libretto, seguendo il numero della marca auricolare che noi chiamavamo “orecchino”, per capire se era “tutto a posto”. Non so se questa cosa vi fa risuonare qualcosa. A me sì.

Veterinario. Foto dal web

Se tutto era in regola, allora la vacca veniva caricata su un camion per il trasporto animali e la si trasportava nella nuova sede, ovvero nella nostra stalla. Se c’erano dei problemi, allora la vacca in questione non poteva muoversi e non poteva viaggiare finché non si “regolarizzava il tutto”. Una volta sistemato il suo “libretto personale”, lei poteva essere venduta e trasportata.

Vacca di razza frisona che ha appena partorito in un bosco di Folgaria. La Frisona è una delle razze che viene selezionata per la grande capacità produttiva; in un periodo di lattazione di 305 giorni riesce a produrre 9.200 kg di latte con un tenore in grasso e proteico del 3.3%. Durata della carriera: 62 mesi (25 produttivi). Poi si macella.

La vacca non amava fare questi viaggi, e caricarla e scaricarla era sempre un’operazione un po’ problematica e a volte drammatica. Mi facevano molta pena quelle vacche spaventate, con gli occhi sgranati che dovevano affrontare un camion, che per loro doveva essere un po’ come un grosso mostro, per non parlare del fatto di doverci anche salire, rimanere a bordo per un lungo viaggio e poi scendere.

Frisone e Pezzate rosse che scendono spontaneamente da un camion per il trasporto di animali vivi; questi animali, a differenza di quelli che avevamo noi che facevano solo tre viaggi in tutta la loro vita, sono evidentemente abituati a viaggiare. Foto dal web.

Non ne volevano sapere, il più delle volte; c’erano quelle miti e accondiscendenti, ma erano poche. Le altre erano decisamente ribelli (noi avevamo solo vacche con le corna, che si sa sono più libere e aggressive) e allora si costringevano con la forza, mettendo loro una corda attorno alle corna e tirandole, mentre qualcuno le prendeva per la coda (la base della coda è una delle parti più sensibili per una vacca) e tirandole su per la rampa, spingendole in avanti e le si costringeva così a salire o a scendere. Io non potevo guardare quando venivano fatte queste operazioni, perché a volte le vacche cadevano malamente. Il trasporto comunque veniva fatto sempre con altri animali a bordo, per ottimizzare le spese.

Spesso le vacche venivano anche portate via dalla nostra stalla, quando erano malate, o troppo vecchie, e allora era un dramma. E il dramma si ripeteva ogni volta che si vendeva un vitellino, cioè molto spesso; quindi io mi guardavo bene dall’affezionarmi troppo ai cuccioli, perché oramai avevo imparato. Sapevo anche che i vitelli venivano caricati per essere portati al macello, o al massimo per essere cresciuti abbastanza in un allevamento intensivo per essere macellati.

Cercavo di non pensarci, però ancora oggi mi sale un groppo alla gola se ci penso, perché allora come adesso, sapevo che c’era qualche cosa di assolutamente inumano e sbagliato in tutto questo. Ma la mia famiglia viveva di zootecnia e certe “debolezze” non si potevano esternare, quindi se si voleva mangiare, questo era il lavoro che andava fatto e punto. Se a te sembrava sbagliato, ti tenevi la tua idea, possibilmente evitando di parlarne e fine della storia.

Oggi mi guardo attorno e penso che la società umana assomiglia molto a una mandria di vacche; non scandalizzatevi… è che io sta cosa la vedo davvero così, proprio in virtù delle esperienze fatte e non posso farci niente. Ora come allora, queste cose non si dovrebbero dire, ma in fin dei conti, le operazioni di gestione sono le stesse, no? È così evidente!

Ressa in un centro commerciale per i saldi. Foto dal web

È un fatto logico che nasce da una mera osservazione razionale. Può essere brutto da dire, ma penso sia molto peggio fare finta di niente, perché fare finta di niente significa essere a livelli peggiori delle vacche; perché vedete, noi, in teoria, a differenza loro possiamo pensare e capire. Le vacche, non credo riescano, non fino al punto di sapersi fare delle domande. Perché tranne che nel romanzo di Orwell “La fattoria degli animali”, non si è mai sentito di una vacca, o di un animale domestico che non vuole più fare l’animale domestico.

Volenti o nolenti, noi siamo animali domestici e subiamo tutto il procedimento gestionale, compresa la fase di macellazione; questa di solito si svolge nelle zone di guerra, o a seguito di qualche cataclisma “naturale”, come un’epidemia, o uno tsunami, o un terremoto, una bomba atomica o qualche centrale nucleare che scoppia per sbaglio o cose simili.

Tsunami -terremoto in Giappone nel 2011. Ci furono 20.000 vittime.

Quando in una stalla il numero dei nuovi nati superava la capacità di stabulazione, si dovevano eliminare le vacche più vecchie e meno redditizie, oppure quelle malate. E così si creava nuovo posto e si ripristinava l’equilibrio aziendale.

Trattandosi di vacche e non di pecore, l’altro metodo per il controllo del numero era quello della fecondazione artificiale, dove si fecondavano solo le vacche utili alla riproduzione, così in termini di numeri si aveva tutto sotto controllo. Quando una vacca non figliava più, cioè non si riusciva più a farla rimanere gravida, si macellava, perché senza vitelli, anche il latte di una vacca viene a scarseggiare e quindi il foraggio che lei mangiava non veniva ripagato con la vendita del suo latte e diventava improduttiva, quindi un peso per l’azienda.

Questo accade in tutti gli allevamenti di bovini da latte; non c’è niente di romantico in questo. Le vacche vengono selezionate geneticamente perché siano fortissime produttrici di latte, ma una vacca fa latte solo se ha un vitello. Hanno una carriera brevissima e vengono sostituite in tempo record, quando cioè cominciano ad avere inevitabili problemi di salute.

In fin dei conti, nelle grosse aziende e multinazionali, accade anche fra gli esseri umani questa selezione rapida, no? E a tal proposito, in termini gestionali, mi chiedo che differenza ci sia fra una vacca da latte e un dipendente di un call center, o di un magazzino o simili, ad esempio. Le vacche vengono allevate in stabulazioni libere o fisse, ovvero con o senza catena. Nelle stabulazioni fisse, ogni vacca ha il suo posto e per molte ore al giorno non si può muovere. Ma oggi, per le vacche, si predilige la stabulazione libera, perché si è visto che le rende più produttive.

Ora, seguendo lo stesso ragionamento e la stessa logica di allevamento di una stalla di bovini, per la gestione della sovra popolazione mondiale umana, non puoi usare la macellazione ovviamente; perché fra la mandria si spargerebbe il panico. Allora che si fa? Oltre che contare sugli eventi “naturali” di cui sopra, puoi intervenire sulle nascite, no? Rendi una parte della popolazione non più in grado di riprodursi e il gioco è fatto. Come? Mah… i mezzi sono potenzialmente innumerevoli.

Frisone in una stalla a stabulazione fissa. Foto dal web

Attraverso la somministrazione di sostanze chimiche che inibiscano la capacità riproduttiva, ad esempio, e penso a tutti quei prodotti che in piccolo, piccolo sull’etichetta hanno scritto che “possono causare sterilità”; parlo di vernici industriali, anticrittogamici, sostanze volatili varie contenute anche nella cosmetica… mi ricordo che questa scritta c’era anche sui “bianchetti” che si usavano a scuola per correggere gli errori; sapete no? Quelli con il pennellino piccolo, piccolo, che avevano un odore potente di benzina che, si sa, piace tanto annusare ai bambini. Tanto, chi è che legge le etichette o i bugiardini, oggi?! Quasi nessuno.

Se il vostro bianchetto, o correttore, si dovesse seccare, in rete trovate tutte le istruzioni per “riattivarlo”.

Oppure si può intervenire sull’alimentazione, in vario modo, magari spingendo sulla commercializzazione di un prodotto come la soia che, si è scoperto, crea scompensi ormonali fin dalla più tenera età. Magari la commercializzi facendola passare per un prodotto salutare per eccellenza. La soia è un legume che in passato veniva usato esclusivamente per le successioni nella coltivazione dei foraggi per il bestiame come azotofissatore, ma contiene delle proteine che provocano allergie ed estrogeni che fanno crescere il seno anche ai maschietti umani; per chi avesse qualche perplessità sulla propria identità di genere, prima di passare a trattamenti definitivi, proverei prima la soia per provare l’ebrezza degli estrogeni.

Oppure un’altra soluzione potrebbe essere quella di fare in modo che gli accoppiamenti si riducano intervenendo a livello culturale e sociale; si potrebbe ad esempio creare una certa confusione in termini di identità di genere, appunto, o incentivare l’aborto, per dirne due. Se un ragazzo o una ragazza non sa se è maschio o femmina, a meno che non gli capiti per sbaglio, è difficile che faccia un figlio nel breve periodo.

Se poi si fa un’operazione chirurgica definitiva per togliersi i genitali, il gioco è fatto; è una cosa che va molto di moda in Inghilterra e in America, questa. Sto ragionando in termini di mera gestione d’allevamento e spero che nessuno me ne voglia. Non sto facendo un ragionamento ideologico, sia chiaro. Per me ognuno può pensarla come vuole, ma se io allevassi umani, nella gestione di allevamento ragionerei in questo modo. Oppure si può spingere sulla pornografia, in modo tale che la sessualità diventi una dipendenza, quindi un problema, anziché un modo sano per vivere sereni, felici e magari riprodursi in modo naturale.

Insomma, seguendo una logica da allevatrice, di esempi me ne verrebbero in mente tantissimi. Per il controllo della mandria, poi, c’è la chimica che, ultimamente, ha fatto passi da giganti, soprattutto con la somministrazione di anabolizzanti e antibiotici per gli animali, l’equivalente degli psicofarmaci e dei farmaci per altre forme di allevamento. Oggi si assiste a un aumento senza precedenti di bambini autistici. In Italia, si stima 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) presenti un disturbo dello spettro autistico con una prevalenza maggiore nei maschi: i maschi sono 4,4 volte in più rispetto alle femmine; questo non accadeva assolutamente negli anni successivi alla guerra fino agli anni 70. Le cause? Si pensa a un “inquinamento” di qualche tipo.

Oppure la riduzione in povertà della popolazione attraverso strategie di mercato fondate sull’indebitamento presso grosse finanziarie, perché se un popolo è in condizioni di scarsità, si può controllare meglio, un po’ come quando usi il sale per farti seguire dalle vacche; il sale è un prodotto che viene dato raramente alle vacche e quando glielo dai, loro ti amano tantissimo e ti seguono ovunque. La scarsità rende l’animale da allevamento cieco e grato per ogni concessione, anche minima, che gli si fa. Lo rende ubbidiente e mansueto. Diciamo che il sale per le vacche è come il bonus in busta paga per un dipendente, o come la promessa del reddito di cittadinanza pre-elettorale per un votante, o la disoccupazione per chi non può più produrre nel posto dove era situato prima.

Il punto però è uno solo: le mie vacche, nell’azienda di famiglia, non si sono mai ribellate, perché le vacche per definizione sono degli esseri buoni e mansueti. Il pio bove, non è detto “pio” per nulla. E soprattutto una vacca vive da vacca e non si accorge di niente; lei è contenta se gli dai il foraggio ogni giorno e se la mungi all’ora prestabilita due volte al giorno e fine. Quelle con le corna sono un po’ più problematiche, ma negli allevamenti si provvede a bruciargli le “gemme” quando sono vitellini, così il problema si risolve in partenza. Se gestissi un ipotetico allevamento umano provvederei a un’educazione mirata all’obbedienza e all’omologazione fin dalla più tenera età; sarebbe un po’ come bruciare le corna della vacca.

Se poi la vacca la porti al pascolo in estate, per lei quello è il massimo della gioia; un po’ come le nostre ferie, che ci “rigenerano” e ci preparano per ritornare a produrre più di prima. Infatti fra gli allevatori, quando si vuole scherzare si dice che quando si fa la transumanza per l’alpeggio, si “portano le vacche in ferie”. Però le pecore rendono meglio l’idea.

Ecco, in questi giorni e in particolare in questi ultimi tre anni, ho fatto questi ragionamenti; tutta roba che non si può dire e può darsi che qualcuno mi chiuderà il blog, per questo. Pazienza. Io non scrivo per aver paura di dire la verità; semmai, scrivo per poterla dire. E se non mi sarà permesso farlo qui, lo farò altrove. Tuttavia, se sparisco, sapete il perché. 🙂 Le logiche di allevamento, stanno diventando un segreto che non si può divulgare. 😉

12 risposte a “Parliamo di logiche di allevamento…”

  1. Avatar coulelavie

    Purtroppo è proprio così.

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  2. Avatar il mio tributo alla bellezza

    È sempre stato così, ma ora più che mai. Non si nascondono nemmeno più, tanto nessuno si accorge di niente, nemmeno se lavorano alla luce del sole.

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  3. Avatar Walter Carrettoni

    Pienamente d’accordo sul paragone tra allevamento animale e umano . Tra l’altro io non mangio ne carne ne pesce.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Io nemmeno, non tanto per scelta dogmatica, ma perché non mi va. Io faccio sempre quel che mi va. 😉

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  4. Avatar sherazade

    Ottima analisi.
    Non del tutto condivisa nel parallelo vacca/uomo …
    Buon anno.

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    1. Avatar Elena Delle Selve

      Beh, la vacca è un bell’animale… 😉

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      1. Avatar sherazade

        Sì ed è anche per questo che non mangio carne né pesce. Tutti gli animali sono belli e così i difesi difronte alla brutalità umana. Ho appre,zato moltissimo il tuo articolo nella sua lineare crudezza.
        Grazie!

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      2. Avatar Elena Delle Selve

        MI fa piacere; ed è bello vedere che c’è chi ha ancora una sensibilità che porta al rispetto degli esseri che “non hanno voce”. ❤

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      3. Avatar sherazade

        Piano purissimo, ma va bene, negli anni almeno verso gli animali si va acquisendo maggiore attenzione non credi?
        Ma c’è talmente tanta totale disumana indifferenza !
        ❤️‍🩹

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      4. Avatar Elena Delle Selve

        IO non la chiamo indifferenza; la chiamo ignoranza. E sembra sia utile coltivare tale ignoranza, altrimenti non si spiega. Per maturare una certa sensibilità occorre capire le dinamiche e conoscere i retroscena; e questo viene evitato con ponderata perizia proprio nelle sedi dedicate all’educazione e alla cultura.

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      5. Avatar sherazade

        Sono pienamente d’accordo con te. Buon pomeriggio

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      6. Avatar Elena Delle Selve

        Anche a te, buon pomeriggio. 🙂

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