Lettera a mio figlio di Enrique Rambal

Non ho né oro né argento,
ma quello che ho te lo do.

Caro figlio:
lentamente si avvicina il
momento in cui devo prendere la strada
che non ha ritorno.

Non posso portarti con me
e ti lascio in un mondo in
cui i buoni
consigli non fanno molto.

Nessuno è saggio dalla nascita,
qui il tempo e l’
esperienza insegnano
e purificano la coscienza.

Ho osservato il mondo
più a lungo di te.
caro figlio,
non è tutto oro ciò che luccica.

Ho veduto alcune stelle cadere dal cielo,
e spezzare molti bastoni
in cui si confidava,
per potersi sostenere.

Per questo voglio darti qualche consiglio,
e raccontarti cosa ho trovato,
e cosa mi ha insegnato il tempo.

Niente è grande se non è buono,
e niente è vero
se non dura.

Non lasciarti ingannare
dall’idea che puoi
consigliare te stesso
e che conosci la strada da solo.

Questo mondo materiale è
troppo piccolo per l’uomo
e il mondo invisibile non
lo percepisce, non lo conosce.

Risparmiati quindi sforzi vani, non addolorarti
e sii consapevole di te stesso.
Considerati troppo buono per fare il male,
non dare il tuo cuore a cose corruttibili.

La verità, caro figlio, non è governata da noi,
ma dobbiamo adattarci ad essa.
Guarda quello che puoi vedere, e per questo usa i tuoi occhi,
e per quanto riguarda l’invisibile e l’eterno, attieniti alla parola di Dio.

Rimani fedele alla religione dei tuoi genitori e fuggi i merolici teologi.
Non diffidare di nessuno tanto quanto te stesso, dentro di noi vive il giudice che non inganna,
e la cui voce è più importante per noi dell’applauso del mondo intero
e della saggezza dei greci e degli egiziani.

Decidi, figliolo, di non agire contro la tua voce,
e se pensi o provi a fare qualcosa, mettilo
al primo posto nella tua mente
e chiedi consiglio al tuo giudice interno.

All’inizio parlerà solo molto piano,
balbettando come un bambino innocente,
tuttavia se onori la sua innocenza, scioglierà la lingua
e ti parlerà in modo più percettibile.

Impara con piacere dagli altri e ascolta attentamente
dove parlano di saggezza, felicità umana, luce, libertà, virtù.
ma non fidarti subito di tutto, perché non tutte le
nuvole portano l’acqua, e le strade da percorrere sono tante.

C’è chi crede di padroneggiare una materia, perché ne parla,
ma non è così, figlio mio, tu non hai cose per poterne parlare, le
parole sono solo parole, e stai attento quando scorrono troppo abilmente e leggeri,
perché i cavalli i cui carri sono carichi di merci, avanzano con passo più lento.

Non aspettarti nulla dal trambusto e dal trambusto,
e passa dove c’è scandalo di strada.
Se qualcuno vuole insegnarti la saggezza, guardalo in faccia, se lo vedi orgoglioso,
lascia che ignori i suoi insegnamenti, non importa quanto sia famoso.

Ciò che non si ha non si può dare, e non è libero chi può fare ciò che vuole
, ma è libero chi può fare ciò che deve.
E chi crede di sapere non è saggio, ma colui che ha realizzato la sua ignoranza,
ed è riuscito a vincere la vanità.

Pensa spesso alle cose sante, e sta’ certo che questo ti porterà benefici,
e così sarai come il lievito che fa fermentare la pasta del pane.
Non disprezzare alcuna religione, poiché sono consacrate allo spirito,
e non sai cosa potrebbe nascondersi sotto apparenze insignificanti.

Disdegnare qualcosa è facile figliolo, ma è molto meglio capirlo,
non istruire gli altri, finché non sei istruito.
Aggrappati alla verità, se puoi,
e permettiti volentieri di essere odiato per questo,

Tuttavia, sai
che se le tue cose
non sono cose reali,
fai attenzione a non confonderle,
poiché in tal caso
le conseguenze ricadranno su di te.

Fai solo del bene,
e non chiederti cosa ne consegue,
vuoi solo una cosa,
e quella la vuoi dal cuore.

Prenditi cura del tuo corpo ma non come faresti con la tua anima,
obbedisci all’autorità e lascia che gli altri ne parlino.
Sii sincero con tutti, ma non fidarti facilmente.
Sii corretto con chiunque, ma abbi fiducia in te stesso.

Non farti coinvolgere negli affari degli altri e risolvi i tuoi diligentemente.
Non adulare nessuno e non lasciarti adulare.
Onora ciascuno secondo il suo rango, e lascia che si vergogni se non lo merita.
Non rimanere in debito con nessuno, ma sii affabile, come se tutti fossero tuoi creditori.

Non vuoi essere sempre generoso, ma cerca sempre di essere giusto.
Non dovresti avere i capelli grigi da nessuno, tuttavia quando agisci giustamente,
non preoccuparti per loro.
Fai attenzione ai gesti e cerca di mantenere le tue maniere semplici e corrette.

Se hai qualcosa, aiuta e dai con piacere, e non crederti superiore per questo,
e se non hai niente, bevi un sorso d’acqua fresca a portata di mano, e non pensarti inferiore per questo.
Non fare del male a nessuna fanciulla, e pensa che anche tua madre sia stata ferita.
Non dire tutto quello che sai, ma dovresti sempre sapere quello che dici.

Non appoggiarti a qualche grande,
non sederti dove siedono gli schernitori,
perché sono la più miserabile di tutte le creature.
Rispetta e segui gli uomini pii, ma non i bigotti.
L’uomo che ha nel cuore il vero timore di Dio
è come il sole che risplende e riscalda, anche se non parla.

Fai ciò che merita una ricompensa, ma non fingere di ottenerla.
Se hai dei bisogni, lamentati con te stesso e con nessun altro.
Avere sempre qualcosa di buono nella tua mente,

Quando muoio,
chiudi gli occhi
e non piangere per me.

Aiuta e onora tua madre finché vive
e seppelliscila accanto a me.

Nato a Valencia, in Spagna, nel 1924 e morto nel 1971, Enrico Rambal fu un attore di drammi e commedie dal 1940. Dal 1950 si trasferì in Messico e sposò Mercedes Borque, attrice anche lei, dalla quale ebbe tre figli. Divorziò e si risposò con Lucy Gallardo, dalla quale ebbe una figlia che divenne famosa come attrice e conduttrice televisiva: Rebeca Rambal. Enrico Rambal morì in Messico all’età di 47 anni per un attacco di cuore. Questa lettera la scrisse per i suoi figli, prima di morire.

12 risposte a “Lettera a mio figlio di Enrique Rambal”

    • Penso sia una delle cose più belle che io abbia letto negli ultimi tempi, Nicotano. L’ho scoperta per caso, in rete… non l’ho cercata; mi ha trovato lei. E concordo con te, è importante condividerla. La lettera di un uomo che vorrebbe lasciare un modo, un metodo per affrontare la vita ai propri figli, in modo che procedano con saggezza, amore e buon senso… è commovente, profonda e piena di quel sentimento che oggi, forse perché sono miope io, o forse perché non so vedere, ma mi pare non ci sia più in giro. Questo è quello che un uomo può lasciare ai figli e mi sembra sia quel che ai figli, alla fin fine, serva davvero.

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    • Concordo con te, Sandro, mi pare scontato dirlo. Forse però, diamo troppe cose per scontate, noi. Veniamo da un mondo che è completamente diverso rispetto a quello in cui sono nate e cresciute le nuove generazioni; c’è stato un distacco netto in termini di concezione delle cose della vita da quando la tecnologia, quella malata, non quella buona, ha preso il sopravvento. La responsabilità non è solo dei ragazzi; forse un po’ abbindolati lo siamo stati anche noi, perlomeno una buona parte della nostra generazione, e non abbiamo saputo passare certe cose ai giovani. Non li abbiamo saputi proteggere, perché non ci siamo accorti di quello che stava succedendo; perlomeno molti, non lo hanno ancora capito. Ci sono quarantenni che sono messi peggio dei figli diciottenni, in fatto di consapevolezza. La situazione ci è sfuggita di mano, mi spiace dirlo. Forse uno scritto come questa lettera nemmeno verrebbe capito dai più, ma tentar non nuoce; io provo a divulgare.

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      • È vero , però devo dire che visto che lavoro spesso con i giovani, seppure in un ambito artistico e quindi forse più attento e sensibile, anche se ho sperimentato una crescente difficoltà di recepire alcune tematiche da parte dei ragazzi c’è ancora, se posso dire così, del “buon materiale” su cui lavorare e come dici tu tentare non nuoce e, io aggiungo, bisogna tentare. Anche perché non c’è altra strada per cercare di incidere sulle cose.

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      • E io condivido tutto ciò che dici! Il “buon materiale” va coltivato e preservato, perché è la vera terra fertile per fondare un futuro sano, per loro e per quelli che verranno dopo di loro. Noi possiamo fare la nostra parte (io con i limiti che ho, e che sono molti), perché è un dovere. Saper riconoscere il buono e valorizzarlo equivale a influenzare positivamente anche tutto il resto. E i tuoi ragazzi sono fortunati; a molti con il cuore aperto, spesso non manca la figura di riferimento di turno che glielo chiude, il cuore, e io come altri, ne so qualcosa. Ma se il terreno umano è buono, anche i tentativi di smorzare le scintille da parte dei più beceri e ottusi ben pensanti senza anima, non funzionano! 😉 Ma meglio se gli insegnanti sono come te… molto meglio! Purtroppo non tutti i ragazzi hanno queste fortune; e sta qui la responsabilità della nostra generazione. Si possono fare molti danni mettendo un elemento sbagliato nel posto giusto; pare che qualcuno questo lo sappia bene e oggi più che mai, la selezione viene fatta in negativo, non in positivo. Quelli sani sulle cattedre non li vogliono. Ma si può incidere in positivo in mille modi e se non lo si può fare a livelli istituzionali, lo si può fare in altri ambiti e in altri modi. 😉

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  1. Bellissima lettera. Peccato che siano in pochi oggigiorno a farne tesoro. Una persona giusta, con sé e con gli altri, questo vorrebbe un padre per suo figlio, ma i figli oggi vogliono altre cose: apparire, divertirsi, i social (che rendono asociali), i telefonini sempre accesi, il conformismo alla massa, le droghe, sesso e forse l’Amore che non sanno riconoscere. Sembrerò impietosa verso la nuova generazione, ma io ci lavoro con gli adolescenti, esseri fragili e ansiosi che trovano rifugio e sostegno nelle forme sopra accennate. Ma una così bella lettera è da continuare a condividere, fosse anche per un solo figlio. Grazie per averla condivisa, la porterò nel mio lavoro.

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    • Sono felice se questa lettera girerà un po’ nelle menti, soprattutto delle giovani generazioni; io ho come l’impressione che chi è di una generazione precedente, dà per scontate cose che, invece, fra le nuove generazioni non sono per nulla usuali e anzi, spesso non sono nemmeno mai state prese in considerazione. Ho come l’amaro presentimento che questo sia dovuto al fatto che nessuno ha mai passato tali valori ai più giovani, nell’ambito famigliare, soprattutto. Se tu lavori con i ragazzi, allora sono fortunati, loro. Sto scrivendo qualcosa sull’argomento; sembrava essere un articolo da pubblicare di domenica, quando la gente è più propensa a dedicarsi a cose “altre”, ma si sta allungando a dismisura questa mia riflessione e penso che in un blog sarebbe fuori luogo. Può darsi che ci scrivo un libretto, magari. Penso che meriti un po’ di impegno, anche se poi pochi lo vorranno leggere… non importa.

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