La sveglia

Quando la gente DEVE andare a lavorare, non riesce ad alzarsi… ne ho le prove. Ci vogliono mesi per liberarsi dall’oppressione di DOVERSI SVEGLIARE PRESTO, se per caso ti capita di lasciare un lavoro che ti opprime. Mesi. Il cervello all’ora fatidica, quando la sveglia ha suonato ben tre volte, ti dice con tono mellifluo, come a metterti sul chi va là: “Non ti alzaaareee, non svegliartiiii, che ti aspetta una giornata di merda in un luogo terribileeee! Dormiii, non muovertiii!!”

Ed è convincente, il cervello, estremamente, perché ti cerca di salvare la vita; tanto convincente che a volte lo ascolti e te ne stai ferma, immobile, con gli occhi chiusi ad aspettare l’ennesimo suono della sveglia, che però pure lei si è stufata di suonare e così devi fare un atto di violenza su te stessa, perché ti rendi conto che se non ti alzi, ti riaddormenti e poi sono cazzi; “DEVO assolutamente alzarmi!!!” ti dici. E lo senti che sto fatto che DEVI ti indispone a morte e no!!! Non lo vorresti assecondare l’ennesimo ordine, non vorresti proprio; ma poi ti alzi, ti muovi, ignori il senso di nausea e vai in bagno, sperando che la doccia ti tolga di dosso la sensazione di schifo. Ma no, la doccia non funziona, perché lo schifo ce l’hai dentro, mentre l’acqua della doccia ti scorre addosso fuori.

E niente, poi vai e fai quello che DEVI fare.

Per levarti sta cosa, quando per qualche motivo perdi, o lasci un lavoro che ti porta a sveglie di questo tipo, ci vogliono mesi; pensi che sarà così per sempre, che la nausea mattutina da simil gestante pre lavorativa non ti passerà mai. Oramai fa parte di te, come il mal di stomaco, i crampi, il mal di testa. Poi realizzi piano che non lavori più, che hai lasciato; ti rendi conto che sei libera di fare altro. Non sei del tutto consapevole, ancora, ma cominci lentamente a pensarci.

E allora prendi e cominci un po’ perplessa a fare CONCRETAMENTE altro, durante il giorno; cominci a cercare quello che ti somiglia e ti metti a farlo. Io scrivo, ad esempio, o disegno, o ascolto musica, o cammino nei boschi, studio o tutte queste cose una dopo l’altra. Imparo cose nuove, quelle che mi cercano e che io adesso so vedere e accolgo. Sono tutte attività che se anche le fai benissimo, in questo mondo non ti danno da mangiare. Perché lo so che devo sopravvivere, in qualche modo e che per sopravvivere occorre avere competenze, formazione, preparazione. Ma le cose che imparo e che davvero fanno la differenza, esulano anche dalle contingenze e da tutto questo. Raziono il cibo? Ok, ma senza ansie.

Quando si è liberi dai compromessi accade una cosa strana, ovvero che dentro fa capolino una sensazione nuova che non saprei definire se non con la parola “serenità”. Non è ancora soddisfazione, questo no, ma ti cominci a sentire più serena, perché adesso puoi essere quello che sei. E’ un po’ come quando ti becchi una fortissima intossicazione alimentare e poi ci metti mesi a smaltirla per bene, lentamente, un po’alla volta; hai il veleno nella mente, nel corpo e devi disintossicarti. Minime e impercettibili variazioni dell’umore ti stanno avvisando che si sta muovendo qualcosa dentro e che quel qualcosa è benefico.

Sai che sta accadendo questo quando la mattina ti svegli ben prima del suono della sveglia; la prima cosa che fai ancor prima di alzarti è guardare fuori dalla finestra. Vedi gli alberi, il cielo, il colore dell’alba che nasce e sorridi. Sei in ristrettezze economiche da spavento; teoricamente non c’è proprio un benemerito cazzo di cui sorridere, direbbe chiunque, perché per chiunque probabilmente fra un po’ mi sveglierò sotto un ponte, ma non mi importa. Davvero. Sorrido perché comunque vada, andrà bene…andrà , andrà comunque molto meglio di come è andata fino a ieri. E mi muovo con un senso di libertà e leggerezza che non provavo da anni; forse l’ultima volta che è successo ero una bambina. E mi sento grata e lo dico, a voce alta, mentre sorrido; mi esce sta parola: “GRAZIE”.

Da alcuni mesi mi alzo sorridendo, mi faccio una doccia che pare mi accarezzi anche dentro all’anima, tanto la trovo piacevole e mentre sono lì, penso a tutte le cose che VOGLIO fare e… sorrido ancora, come un’ebete, felice, perché adesso ne ho il tempo. Faccio in fretta a prepararmi, perché mi rendo conto che ho un mucchio di cose da portare avanti prima di sera e probabilmente non arriverò a fare tutto, ma VOGLIO almeno provarci.

Saranno tutte cose che non mi daranno assolutamente nessuna certezza economica, ovviamente. Arte e letteratura non sono proprio fra le attività più redditizie nel nostro paese, ma me ne frego! Probabilmente ci dovrò spendere gli ultimi soldi per potermi procurare il materiale che mi serve, piuttosto che guadagnarci, ma non importa; io ho fiducia. Sono felice di poterle fare quelle cose, e sono consapevole che forse un domani non potrò magari più, ma per ora posso e finché dura, vivo!!

E’ così raro e bello sentirsi felici di quello che si fa! Tanto bello che non mi sono mai resa conto… non potevo rendermene conto. E mi chiedo come ho fatto a resistere per tanto tempo, praticamente per metà della mia vita, a fare qualche cosa che non mi apparteneva, in cui mi riconoscevo sempre meno; mi chiedevo all’inizio di questo risveglio quale spirito malefico e votato al masochismo più sadico mi avrà mai potuto portare tanto in basso, accettando il compromesso infernale di un lavoro alienante, umiliante e vuoto?!!

E poi mi dico che ero io; era solo mia la responsabilità della mia condizione, esattamente come adesso. Nessuno spirito malefico esterno. Sceglievo io, ogni giorno, di sottomettermi alla nausea, alla noia, all’umiliazione di fare ciò che non mi assomigliava nemmeno un po’. La cogliona ero io, nessun altro, perché mi assoggettavo al compromesso, in piena “libertà” e molto, molto stupidamente. Ero sotto un incantesimo molto potente e malefico.

E questo mi ha portato ad ammalarmi fisicamente, tanto che anche ora devo lavorare parecchio per riprendermi un equilibrio fisico che ho maltrattato per anni. I sintomi del nostro corpo sono segnali di allarme, a volte disperati, che noi mandiamo a noi stessi; chi si ostina a non volerli sentire, cronicizza e muore anzitempo. Questa è la verità. Io mi aggrappavo alle terapie naturali, perché era un buon modo per fare del bene a me stessa, pensavo; e hanno funzionato lentamente a lenire i dolori, a tranquillizzare i nervi, a coccolarmi un po’ l’animo maltrattato. La terapia cominciava quando andavo a raccogliermi le erbe per prati e boschi; cominciavo a star meglio già lì. Ma non potevo guarire; era impossibile, perché il problema era a monte e ben più serio di un mal di stomaco cronico o di una colica sempre in agguato.

Il problema era un fatto di coscienza; la profonda consapevolezza che stavo tradendo me stessa e il problema era la paura di perdere sicurezza, privilegi, stabilità economica. Il problema era legato al giudizio, soprattutto di mia madre. Il problema era la gabbia nella quale mi ero rinchiusa; i sintomi erano solo i segnali che mi mandava l’anima per farmi prendere coscienza, ma che io non ascoltavo e cercavo di controllare.

Beh, ad un certo punto da quella gabbia sono dovuta uscire, perché non avevo scelta; vivere o morire. Ed è stato spaventoso, all’inizio, fare quel primo passo, quel salto nel vuoto. Ho dovuto escogitare una strategia per ingannare le mie paure; mi sono data un termine, una data, oltre la quale non avrei più potuto tornare indietro. Tipo un “Ora O Mai Più”, o un “Vivere o Morire”. Era una data fittizia, ovviamente, ma è bastato per convincere la mia parte profonda a mollare le resistenze.

Ho scelto il 22/02/2022. Quel giorno ho dato le dimissioni. Oramai era fatta. E adesso mi sveglio da un paio di mesi alle 4.30 del mattino, senza sveglia, senza alcuna fatica, e lavoro fino a tardi col sorriso sulle labbra e la voglia di fare una miriade di cose; tutte quelle che ho trascurato di fare fino ad ora. HO scritto un libro in tre mesi, ho dipinto, disegnato e ho conosciuto persone belle e meravigliose e mi sto curando, finalmente.

Non so per quanto potrò continuare, ma io penso di avere acquisito una fiducia folle nella Vita; tanto folle che mi affido a Lei, minuto dopo minuto e poi il resto, mi dico, si vedrà. Vada come vuole; sempre meglio che vivere da morta che cammina, sempre meglio che morire prima di aver vissuto. Dovesse anche durare pochi mesi questa felicità, ne sarebbe comunque valsa la pena!!!! Una cosa è certa, ora a me la sveglia non serve più.

8 risposte a “La sveglia”

    • Ma che stai dicendo, Coulelavie? Io sono 50 anni che vivo sola e isolata e quando ho avuto bisogno di qualcuno, ho semplicemente chiesto aiuto; non mi è mai stato negato. E se non ne avevo bisogno, mi arrangiavo. E’ molto più semplice di quello che pensi. La solitudine per me è meravigliosa. Meravigliosa, Coulelavie!! Esattamente come possono essere meravigliosi dei momenti in ottima compagnia con le persone giuste… ma solo con le persone giuste. E possibilmente nel momento giusto. Io scelgo le persone e i momenti, per una questione di rispetto; il rispetto dovuto a me stessa e anche agli altri, che non mi piace frequentare qualcuno “per forza”, per convenzione o per salvare le apparenze. Non mi interessa. E io la necessità di passare molto tempo da sola. Se non mi va, io non fingo.

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