Ti lascio il link a una canzone; era già stata pubblicata su Storieselvatiche, qualche settimana fa, ma te la ripropongo, perché nelle parole c’è una denuncia che forse con la musica e i versi dei poeti arriva meglio, e prima di tante chiacchiere, alla coscienza.
E’ un invito al ragionamento, alla presa di coscienza e di responsabilità; è un invito a voler comprendere quali sono le dinamiche culturali, politiche e sociali che stanno dietro ai rapimenti dei bambini portati avanti con la violenza.
E’ un invito ad uscire dall’ipocrisia, a comprendere che non sempre chi pensiamo sia dalla parte giusta solo perché indossa una divisa o perché fa parte di un ambito istituzionale è anche “pulito” e lavora per il bene della gente. Non sono tutti uguali, ma è pur vero che ciò a cui stiamo assistendo non promette bene. E’ una denuncia, la mia! Limpida, chiara.
E’ un invito a porsi delle domande scomode, a mettere in discussione convinzioni e abitudini consolidate da anni di indottrinamento politico, mediatico, sociale, istituzionale; è un invito a ragionare con la propria testa, ad uscire dalla pigrizia mentale e cominciare a chiedersi come mai accadono fatti gravissimi come il rapimento di due bambini da parte di un commando di carabinieri, in un paese che si ritiene civile e democratico, nell’indifferenza generale.
Il rapimento dei bambini da parte delle forze dell’ordine e di assistenti sociali, l’allontanamento senza giustificato motivo di anime piccole che, nel caso di liam e nathan james, sono state amate, curate e ben accudite, è incredibile che in poche settimane sia stato praticamente dimenticato.
Viviamo in un paese dove tutto il peggio accade e la gente ci si abitua, fino a non vederlo nemmeno più, fino a trovarlo “la normalità”. E’ scomodo pensare a questi fatti. E’ brutto; meglio dedicarsi a scrollare i social. Per ore. Tutto questo è pericoloso ed orribile, perché prelude all’accettazione tacita di tutto ciò che lede la libertà legittima del singolo e delle famiglie.
L’accettazione e l’ignavia sono il preludio alla perdita di tutti i diritti ed è giusto che accada così, è fisiologico; perché se l’uomo non si prende le responsabilità del caso, di volta in volta, perderà anche tutti i diritti che ha ignorato di avere. Per preservare ed esercitare un diritto occorre negare innanzitutto il consenso agli abomini come quelli che stanno accadendo. Occorre farlo tutti, insieme, attivamente e con forza!!
Pena la perdita di una libertà che, forse, non è mai davvero stata reale, a questo punto. Perché se accadono fatti gravissimi come questi nell’indifferenza generale, significa che il collettivo ha già accettato la propria condizione di schiavitù, solo che è stato opportunamente distratto dal nulla mediatico, da bisogni indotti e fittizi, dal non sapersi nemmeno rendere conto di avere la catena al collo!
Questa canzone è un invito a rendersi conto delle catene e, in nome dell’amore per i più piccoli, negare il consenso, prendersi le responsabilità del caso e liberarsi!!








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